Arresti nel Vibonese, il narcotraffico gestito via messaggi. Curcio: «Nelle Serre ‘ndrangheta sanguinaria e pericolosa»
VIDEO | Il procuratore capo della Dda di Catanzaro illustra i dettagli dell’inchiesta che ha portato a 54 misure cautelari. La potenza della locale di Ariola oltre i confini regionali e i profitti illeciti usati per l’assistenza dei carcerati
«L'importanza di questa attività di indagine risiede innanzitutto nella particolare pericolosità sociale di questo gruppo di ‘ndrangheta», così il procuratore capo della Dda di Catanzaro Salvatore Curcio ha commentato in conferenza stampa l’operazione antimafia che ha portato stamane all’esecuzione di 54 misure cautelari. Colpita la locale dell’Ariola e in particolare le sue articolazioni facenti capo alle famiglie Emanuele e Ida di Gerocarne. Le indagini hanno riguardato il comprensorio delle Serre vibonesi e più precisamente i comuni di Gerocarne, Soriano Calabro, Sorianello e Vazzano.
‘Ndrangheta, arresti nel Vibonese: colpo alle famiglie Emanuele e Idà. Blitz della Polizia con 350 uomini«La zona delle Serre vibonesi – ha spiegato Curcio - è particolarmente attenzionata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro perché presenta delle particolari e spiccate pericolosità in quanto spesso e volentieri si fa ancora il ricorso alle armi e ai fatti di sangue. È quindi 'ndrangheta che suscita particolare allarme sociale e preoccupazione, da qui l'interesse investigativo che non si esaurisce certo con questa attività di indagine portata a compimento oggi».
Diversi i reati contestati, dall’associazione di tipo mafioso al traffico di stupefacenti, dalle violazioni in materia di armi ed esplosivi alle attività estorsive e «ad altre fattispecie di reato chiaramente indice rivelatorio dell'esistenza e l'operatività criminale dell'associazione di tipo ‘ndranghetistico». «Anche il locale di Ariola – ha riferito il procuratore in conferenza stampa, affiancato dal questore di Vibo Valentia Rodolfo Ruperti - trovava nel narcotraffico il suo momento di autofinanziamento. I profitti che ne derivavano venivano versati nella cosiddetta bacinella strumentale, una sorta di welfare illecito dell'organizzazione di ‘ndrangheta che serviva innanzitutto per l’assistenza agli associati. L'associato che finisce in carcere deve essere mantenuto dall'organizzazione, la famiglia dell'associato deve essere mantenuta dall'organizzazione, le spese legali dell'associato devono essere affrontate dall'organizzazione».
Curcio spiega inoltre che la locale di Ariola fungeva da fornitore di grossi quantitativi di stupefacenti, sia hashish che cocaina, soprattutto verso l'Emilia Romagna, il Piemonte e la Lombardia. In quest’ultima regione si è registrato anche in coinvolgimento di uno degli ex capi della Curva Nord dell'Inter, Marco Ferdico, già condannato in abbreviato per l'inchiesta Doppia Curva e a processo a Milano per l'omicidio di Vittorio Boiocchi. Riguardo alla figura di Ferdico, Curcio ha spiegato come l’ex capo ultrà fosse «il terminale del narcotraffico a Milano e nell'Interland milanese, in modo particolare nella provincia di Monza Brianza, per conto del locale di Ariola, forte anche da una sua passata frequentazione su Soriano, visto e considerato che vi giocava anche a calcio».
'Ndrangheta nel Vibonese, 54 arresti: blitz in Calabria, Campania e Nord Italia – NOMINel corso dell'attività di indagine, sono stati sottoposti a sequestro oltre 410 kg di marijuana, 1,5 kg di cocaina, 343 grammi di hashish e 29 grammi di eroina, oltre a 4 pistole semiautomatiche, 3 revolver, 1 fucile doppietta calibro 16,1 fucile semiautomatico calibro. 12 ed una pistola mitragliatrice con matricola punzonata.
Per il traffico di droga, gli indagati - legittimati anche da altre organizzazioni criminali con le quali hanno interagito nel corso delle indagini - si sarebbero avvalsi di smartphone di ultima generazione muniti di elevati standard di cifratura ed attestati sulla piattaforma di messaggistica istantanea denominata SkyEcc, pianificando cosi in sicurezza plurime attività illecite, tra le quali è stata ricostruita anche la compravendita di 566 kg di marijuana e di sostanza stupefacente del tipo cocaina.
«Ecco perché - ha aggiunto il capo della Dda – diventa essenziale anche per noi investigatori progredire sotto il profilo della tecnologia più avanzata, perché è chiaro che se ci misuriamo con questo genere di situazioni in cui anche un'organizzazione per così dire agricola, rurale, legata al territorio riesce poi a mettere in campo la migliore tecnologia, è chiaro che noi dobbiamo cercare di fare altrettanto. Questa è l'ennesima dimostrazione che l'approccio investigativo ai fatti di ‘ndrangheta è profondamente cambiato nel corso degli ultimi 15-20 anni, l'approccio investigativo ormai deve essere assolutamente delocalizzato, deregionalizzato, il fenomeno è un fenomeno non solo nazionale, ma transnazionale che richiede necessariamente manovre di più ampio respiro e quindi che richiedono principalmente un serrato coordinamento investigativo tra più uffici antimafia e più uffici di polizia giudiziaria e che soprattutto richiede sforzi assolutamente di una certa importanza e consistenza».
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