Armi a Stefanaconi, la Cassazione ordina un nuovo processo per i coniugi Licata-Marzano
Annullamento senza rinvio per alcune contestazioni, mentre per altre è stata affermata la penale responsabilità di Davide Licata. Il ritrovamento delle pistole e delle munizioni il 2 luglio 2020 ad opera dei carabinieri
Sentenza della prima sezione penale della Corte di Cassazione per i coniugi Davide Licata, 57 anni, di Stefanaconi (all’epoca finito in carcere e poi scarcerato), e Rossella Marzano, 51 anni, di Vibo Valentia (all’epoca finita ai domiciliari e poi tornata in libertà). La Suprema Corte ha dichiarato irrevocabile l’affermazione della penale responsabilità nei confronti di Davide Licata per quattro capi d’imputazione (detenzione illegale in casa di cinque pistole con matricola abrasa, da ritenersi armi clandestine, e relativi caricatori, ricettazione, detenzione di parte di altre armi e detenzione abusiva di munizioni). Annullata con rinvio, invece, la sentenza nei confronti di Davide Licata per quanto attiene il diniego delle attenuanti generiche, mentre per altro capo d’imputazione si registra un annullamento senza rinvio (con esclusione del reato) unitamente alla moglie Rossella Marzano. Per quest’ultima la Cassazione ha deciso l’annullamento con rinvio (sarà quindi necessario un nuovo processo dinanzi alla Corte d’Appello di Catanzaro) per i capi d’imputazione relativi al concorso nella detenzione illegale in casa delle cinque pistole, dei caricatori e delle munizioni, unitamente al reato di ricettazione. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Giuseppe Di Renzo e Giovanni Vecchio e sarà quindi necessario un processo di secondo grado per la rideterminazione della condanna nei confronti di Davide Licata e per l’affermazione della penale responsabilità della moglie. I carabinieri erano arrivati alle armi attraverso il casuale ritrovamento di un bossolo calibro 7,65 nei pressi dell’abitazione della coppia. Poiché Davide Licata non aveva nella propria disponibilità armi corte legalmente detenute (solo alcuni fucili erano detenuti legalmente), i carabinieri l’hanno invitato a consegnare altre armi e da qui la consegna di una pistola, cinque proiettili ed un silenziatore presi dalla moglie, Rossella Marzano, nella camera da letto. Dopo tale rinvenimento ed a seguito di un nuovo invito, Davide Licata aveva consegnato ai militari dell’Arma un borsone chiuso con un lucchetto ed anche le chiavi per aprirlo. All’interno erano saltate fuori altre armi. In appello il 20 ottobre scorso i due imputati erano stati condannati a 4 anni di reclusione a testa e tremila euro di multa. La Procura Generale della Cassazione aveva chiesto l’inammissibilità del ricorso per Licata (reo confesso e difeso dall’avvocato Di Renzo) e il rigetto per Rossella Marzano. A seguito di ulteriori approfondimenti da parte dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Vibo Valentia era stata poi portata a termine l’operazione “Diacono” con la scoperta di un presunto “diplomificio” attraverso l’Accademia “Fidia” di Stefanaconi gestita dai Licata. Tale procedimento si trova ancora in primo grado dinanzi al Tribunale di Vibo Valentia che ha di recente restituito tutti gli atti al gup per una nuova udienza preliminare.