Sezioni
18/04/2026 ore 13.41
Cronaca

Araucaria storica ferita a Pizzo, Italia Nostra chiede il riconoscimento di albero monumentale «alla memoria»

L’associazione ripercorre l’iter avviato dal Comune, i sopralluoghi e gli atti già trasmessi agli uffici calabresi. Dopo il taglio della cima del 30 marzo, sollecita l’adozione di formula simbolica che trasformi la vicenda in un monito pubblico e istituzionale

di Redazione

L’araucaria storica di Pizzo, ormai mutilata dopo l’abbattimento avviato il 30 marzo scorso, potrebbe diventare un caso simbolico anche sul piano istituzionale. È questa la richiesta avanzata da Italia Nostra, sezione di Vibo Valentia, che ha chiesto alla Regione Calabria e, per conoscenza, al ministero competente per l’aggiornamento dell’Elenco degli alberi monumentali d’Italia, di riconoscere comunque all’albero la dichiarazione di monumentalità, accompagnandola però da una formula inedita: «alla memoria».

La richiesta di Italia Nostra

Nel comunicato diffuso oggi, l’associazione spiega di aver inoltrato una specifica istanza al Dipartimento Ambiente, Paesaggio e Qualità urbana della Regione, sostenendo che «l’araucaria storica e secolare di Pizzo venga ugualmente dichiarata “monumentale”, sebbene con la postilla “alla memoria”».

Italia Nostra ricostruisce quindi l’intera vicenda amministrativa e ricorda che il Comune di Pizzo aveva già avviato, il 27 febbraio scorso, il procedimento per la dichiarazione di monumentalità dell’albero ai sensi della legge 10 del 2013. A seguire, sottolinea ancora l’associazione, il sopralluogo del 16 marzo del Corpo forestale dei carabinieri avrebbe accertato «la effettiva sussistenza di tutti i presupposti per l’inserimento del predetto albero nell’Elenco degli Alberi Monumentali della Regione Calabria» e, successivamente, in quello nazionale.

I passaggi precedenti all’abbattimento

Secondo quanto riferito da Italia Nostra, il 20 marzo il Comune aveva inoltre trasmesso ulteriore documentazione: «la Scheda di segnalazione, la Scheda di individuazione, la Relazione specialistica sulla monumentalità e un dettagliato Book fotografico», tutti atti che, si legge, avrebbero attestato «la ricorrenza ed il soddisfacimento di almeno 5 dei 7 criteri attributivi delle caratteristiche della monumentalità all’araucaria di Pizzo».

Poi il passaggio più delicato della ricostruzione. L’associazione afferma infatti che, «verosimilmente per evitare che la Regione Calabria ed il M.a.s.a.f. medesimo potessero fare scattare, definitivamente, sul predetto albero tutte le tutele conseguenziali», «un privato ha dato avvio, all’alba del successivo 30 marzo, all’opera di suo abbattimento». Un intervento che, sempre secondo il comunicato, sarebbe stato fermato dalla Polizia municipale, ma non abbastanza presto da salvare l’albero nelle sue caratteristiche originarie «di bellezza paesaggistica, di bellezza naturale e di monumentalità».

La proposta della «monumentalità alla memoria»

È proprio a partire da questo snodo che Italia Nostra costruisce la propria proposta. L’associazione riconosce che, dopo quanto accaduto, «sono venuti meno i requisiti di monumentalità», ma ritiene che il procedimento possa comunque arrivare a compimento in una forma simbolica e pubblica.

Il paragone utilizzato è quello delle «lauree alla memoria», definite come quei titoli accademici concessi a studenti che, per eventi tragici sopravvenuti, non hanno potuto discutere la tesi imminente. Allo stesso modo, secondo Italia Nostra, «il procedimento per la dichiarazione della monumentalità ben potrebbe proseguire» fino all’inserimento dell’araucaria di Pizzo negli elenchi regionale e nazionale, «sebbene con la postilla “Monumentalità riconosciuta alla memoria”».

Da qui, dunque, la richiesta finale: «la dichiarazione di monumentalità alla memoria».

Il valore simbolico e il Consiglio comunale aperto

Nelle battute conclusive del comunicato, l’associazione attribuisce a questa eventuale decisione un significato che va oltre l’aspetto formale. Una simile postilla, scrive Italia Nostra, «avrebbe grande portata simbolica ed anche funzione di “monito”», perché servirebbe a «censurare ancora pubblicamente e conservare nella memoria collettiva il grandissimo disvalore sociale, morale e giuridico di condotte come quelle accadute in Pizzo».

La presa di posizione arriva inoltre alla vigilia del Consiglio comunale aperto convocato a Pizzo per il 20 aprile alle ore 16, appuntamento nel quale, conclude l’associazione, si potrebbero apprendere dall’amministrazione «ulteriori particolari sul triste e grave accadimento del 30 marzo scorso» e gli sviluppi relativi a una possibile risposta sanzionatoria da parte delle autorità competenti.