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14/03/2026 ore 06.15
Cronaca

Ancora uno sfregio al Tempio del Cofino, squarciate le coperture dell’area archeologica dedicata alla dea Persefone

Un nuovo importante danneggiamento è avvenuto nel sito già interessato da diversi episodi dolosi e da tempo interdetto al pubblico. Solo l’ultima offesa al patrimonio culturale della città sempre più abbandonato a se stesso 

di Stefano Mandarano

Siti archeologici ancora sotto attacco a Vibo Valentia. L’area sacra del Cofino, situata nella parte alta della città, a poca distanza dal cimitero e dal castello, è nuovamente finita nel mirino di ignoti, che hanno danneggiato le tensostrutture poste a protezione dei resti dell’antico tempio dedicato a Kore-Persefone, sposa di Ade, dea minore degli Inferi e regina dell'Oltretomba, e alla madre Demetra, dea dell’agricoltura e artefice del cambiamento delle stagioni.

Tiranti tagliati e teloni squarciati a scoperchiare il principale padiglione che protegge i resti delle colonne del tempio risalente al VI-IV sec. a.C.. Uno dei padiglioni in legno lamellare e coperture sintetiche realizzato nell’ambito degli interventi promossi, a partire dal 2015, per la creazione del Parco archeologico urbano di Hipponion-Vibo Valentia.

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Solo l’ultimo episodio che va ad aggiungersi ai precedenti danneggiamenti dolosi verificatasi in un’area considerata sensibile per via di interessi che sarebbero legati ai terreni su cui il tempio sorge. Nel gennaio del 2018, i teloni erano già stati squarciati in più punti mediante colpi inferti con oggetti affilati. Più volte, nel corso degli anni, poi, incendi alla vegetazione circostante hanno minacciato le strutture e gli importanti resti archeologici presenti nel sito scoperto, nel 1921, dal celebre archeologo Paolo Orsi.

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Eventi che, in passato, avevano suscitato sdegno e proteste da parte delle associazioni che si occupano di tutela dei beni culturali e più di recente avevano portato alla decisione, da parte del Comune, di installare un sistema di videosorveglianza a presidio del sito. Telecamere che, tuttavia, questa volta non hanno dissuaso i malintenzionati che hanno colpito nuovamente le strutture provocando ingenti danni non ancora quantificati.

Un altro duro colpo inferto, dunque, ad un sito archeologico di primaria importanza per la città di Vibo Valentia, dal quale provengono molti reperti che si trovano oggi esposti al Museo archeologico nazionale Vito Capialbi. Sito che, ciononostante, risulta da tempo chiuso al pubblico al pari delle Mura greche o dell’area archeologica di S. Aloe. Autentici tesori archeologici visitabili solo in occasione di eventi dedicati come le Giornate del Fondo ambiente Italia. Un nodo che, nella “Città di tutte le epoche”, sarebbe il caso di affrontare con maggiore determinazione.

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La Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia, dal canto suo, sembra non essere da meno in quanto a determinazione. Interpellata sull’ultimo episodio doloso, si è trincerata in un’inspiegabile quanto surreale silenzio. Sul fatto hanno avviato accertamenti i carabinieri.