Agricoltori, la protesta si infiamma a Pizzo: bloccato lo svincolo dell’A2, traffico in tilt e automobilisti in coda
La mobilitazione partita ieri in tutta la Calabria torna a concentrarsi davanti all’Autostrada del Mediterraneo. Prezzi agricoli troppo bassi, mentre carburanti e costi di produzione sono sempre più alti: «Così le nostre imprese non possono sopravvivere»
Nuova fiammata della protesta degli agricoltori calabresi e traffico bloccato allo svincolo autostradale di Pizzo, dove nel pomeriggio di oggi la mobilitazione avviata ieri ha alzato ulteriormente il livello della pressione. Mezzi agricoli e manifestanti hanno occupato l’area in prossimità dell’accesso all’A2 Autostrada del Mediterraneo, provocando code e pesanti rallentamenti per gli automobilisti.
Una protesta che prosegue dunque senza arretrare e che, per molti dei partecipanti, ha ormai assunto i contorni di una vera lotta per la sopravvivenza delle imprese agricole stritolate da una crisi che ha varie sfaccettature. I prezzi riconosciuti ai produttori e considerati troppo bassi, costi di produzione sempre più elevati, carburanti e manodopera: sono queste alcune delle ragioni che hanno spinto agricoltori e allevatori a scendere nuovamente in strada.
Gli agricoltori hanno ricevuto anche la solidarietà di alcuni automobilisti che hanno portato loro acqua e qualcosa da mangiare. Intanto, i manifestanti, che hanno schierato i loro trattori impedendo l’accesso all’autostrada, si dicono pronti a resistere ad oltranza finché il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, non li incontrerà.
Il presidio di Pizzo
Il presidio di Pizzo era già stato uno dei punti nevralgici della mobilitazione regionale partita ieri e sviluppatasi contemporaneamente in diverse aree della Calabria, da Rosarno a Crotone fino a Firmo-Sibari. Proprio davanti allo svincolo napitino si erano raccolti agricoltori, allevatori e anche rappresentanti del mondo dell’autotrasporto, mentre una colonna di trattori aveva percorso a passo ridotto la Statale 18 prima di raggiungere l’area presidiata dalle forze dell’ordine.
Al centro della contestazione c’è soprattutto la difficoltà a coprire i costi di produzione. Emblematico il caso dell’olio: secondo le testimonianze raccolte ieri durante il presidio, il prezzo riconosciuto ai produttori sarebbe precipitato in alcuni casi da circa 9,20 euro a 3,50 euro, mentre continuano a pesare confezionamento, trasporto, manodopera e carburante. Il risultato, denunciano gli agricoltori, è quello di avere prodotto ancora fermo nelle cisterne e margini sempre più ridotti.
Le testimonianze della protesta
Una situazione raccontata ieri da Il Vibonese anche attraverso immagini di forte impatto. Pasquale Torcaso, produttore agricolo di Lamezia Terme, era arrivato al presidio in carrozzina portando con sé alcuni rami d’ulivo raccolti nei propri terreni. Poco dopo aveva lasciato cadere le olive a terra, mentre un altro imprenditore, Antonio Mastroianni, le raccoglieva in lacrime definendole «i nostri sacrifici». «Non possiamo vendere i nostri prodotti sotto costo», è il messaggio che ha accompagnato la protesta sin dalle prime ore.
Sotto accusa anche il caro carburante, che secondo i manifestanti finisce per scaricarsi sull’intera filiera e non soltanto sulle aziende agricole. Il Movimento Territorio e Agricoltura, attraverso il presidente Matteo Talarico, aveva già annunciato l’intenzione di proseguire la mobilitazione a oltranza, chiedendo alla Regione Calabria di farsi portavoce delle istanze del comparto sui tavoli nazionali.
Lo svincolo bloccato
Oggi, allo svincolo di Pizzo, quella promessa si è tradotta in una nuova azione di protesta. La circolazione è rimasta fortemente condizionata, con gli automobilisti costretti in coda mentre gli agricoltori tornano a chiedere risposte immediate. Una mobilitazione che, nelle intenzioni di chi manifesta, non punta soltanto a ottenere misure tampone ma a mettere sul tavolo il problema della sostenibilità stessa delle aziende: produrre, sostengono, non può più significare lavorare in perdita.