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16/06/2026 ore 18.58
Cronaca

Aggressioni a commerciante e Guardia costiera a Vibo, il pm aveva chiesto 3 arresti ma il gip ha rigettato

La richiesta del pm Barnabei presentata nel novembre 2025 ed esaminata dal Gip nove mesi dopo mancando così l’attualità del pericolo di reiterazione dei reati. Ancora nessuna luce sul movente del pestaggio al marito della capogruppo del Pd. Importanti per le indagini le videoriprese, i contatti telefonici e l’esame dei profili social degli indagati

di Giuseppe Baglivo

Aveva chiesto tre misure cautelari il pm della Procura di Vibo, Maria Barnabei, che nei giorni scorsi ha chiuso le indagini preliminari nei confronti di tre indagati accusati, a vario titolo, di aver preso parte alle aggressioni ai danni di due appartenenti alla Guardia costiera e di un commerciante che è anche il marito della capogruppo del Pd in Consiglio comunale Laura Pugliese. In particolare, il pubblico ministero – con richiesta firmata a novembre 2025 anche dal procuratore Camillo Falvo – aveva chiesto al gip la misura cautelare in carcere nei confronti di Salvatore Covato, 24 anni, residente nella frazione Portosalvo, mentre gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico erano stati richiesti per Antonio Tondo, 24 anni, anche lui di Portosalvo, e per Daniele Mirenzio, 45 anni, di Vibo Valentia.

Il rigetto da parte del gip e la lentezza della giustizia vibonese

Le misure cautelari erano state avanzate dal pm Maria Barnabei al gip in data 11 novembre 2025. Ci sono però voluti ben nove mesi per avere una risposta dall’ufficio gip del Tribunale di Vibo Valentia. Un lasso di tempo che ha inciso anche sulle esigenze cautelari ed in particolare sul requisito dell’attualità del pericolo di reiterazione dei reati. Lo scrive a chiare lettere il gip Luca Bertola che ha rigettato la richiesta avanzata dal pubblico ministero. Nonostante il giudice non metta in dubbio la gravità indiziaria nei confronti dei tre indagati, le esigenze cautelari non sono state ritenute ricorrenti. “Deve osservarsi che i fatti contestati, pur destando particolare allarme - tanto per le modalità esecutive, quanto per gli esiti lesivi che sono scaturiti dalle azioni delittuose - risalgono al mese di agosto 2025. Nell’arco dei nove mesi intercorsi tra la commissione dei fatti per i quali si procede – sottolinea il gip Bertola – e la pronuncia della presente ordinanza non risultano agli atti ulteriori segnalazioni a carico degli indagati, sicché non vi sono elementi per ritenere ancora attuale il pericolo di reiterazione di condotte analoghe a quelle cristallizzate nell’odierno editto imputativo”.
Per il gip non basta neppure che Salvatore Covato si sia reso protagonista dell’aggressione alla Guardia costiera pochi giorni dopo (il 21 agosto 2015) l’aggressione a Vibo nei confronti del commerciante Massimo Cacciatore avvenuta in data 8 agosto 2025. “Quanto alla posizione di Covato, si osserva che l’episodio del 21 agosto 2025, pur facendo emergere un’indole violenta dell’indagato – sostiene il gip – presenta profili di estemporaneità e contingenza rispetto al controllo di polizia, tale da sottrarsi a un rapporto di stretta contiguità con l’aggressione dell’8 agosto 2025”.

Per altro aspetto, poi, il gip sottolinea che i tre indagati risultano, “allo stato, incensurati e solo Mirenzio annovera un carico pendente per minaccia semplice risalente al 2018. La personalità di Covato, Tondo e Mirenzio come documentata in atti, pertanto, non appare tale da ritenere necessaria, allo stato, l’applicazione di un presidio cautelare” e da qui il rigetto delle misure chieste dal pm, mentre per il gip appare “corretta la qualificazione giuridica dei fatti attribuita dal pubblico ministero”. Salvatore Covato e Francesco Longo, anche quest’ultimo di Portosalvo ed arrestato nell’immediatezza dei fatti (aggressione alla Guardia costiera e già sotto processo), infatti, con la loro condotta violenta si sarebbero “opposti ai pubblici ufficiali al fine di impedire loro di procedere al controllo dei documenti”, Il fatto è stato commesso ai danni di agenti di polizia giudiziaria, sicché per il gip ricorre la contestata aggravante nel reato di resistenza a pubblico ufficiale.

Il pestaggio del commerciante a Vibo

Per il gip, quanto all’aggressione dentro il suo negozio a Vibo di del marito della capogruppo del Pd di Vibo, Laura Pugliese, avvenuta in data 8 agosto 2025, “le acquisizioni istruttorie consentono di ritenere, allo stato, che l’aggressione ai danni di Cacciatore Massimiliano sia stata consumata dagli indagati mediante apporti differenti - Covato e Tondo quali esecutori materiali, Mirenzio quale soggetto che, attendendoli in auto, ne ha agevolato il rapido allontanamento dal luogo dei fatti - ma tutti causalmente orientati e convergenti alla piena riuscita del delitto”.
Nessuna ipotesi viene però al momento formulata in ordine al movente dell’aggressione e le indagini su tale fronte devono ancora fare piena luce sulle ragioni alla base della violenta aggressione, costata al commerciante 60 giorni di prognosi. Ma come si è arrivati all’identificazione dei tre giovani?

Indagati “incastrati” dalle videoregistrazioni

Sono le ore 18:00 circa dell’ 8 agosto dello scorso anno quando nell’esercizio commerciale "Fm Elettronica", sito a Vibo Valentia, viene segnalata un’aggressione ai danni dell'esercente. La vittima viene subito identificata in Massimiliano Cacciatore, aggredito da due persone con il volto travisato che si sono introdotte all’interno dell'attività commerciale brandendo un bastone in legno e una mazza da baseball con i quali hanno colpito ripetutamente la vittima in varie parti del corpo per poi darsi alla fuga. Sia il commerciante che altre due persone presenti nel negozio venivano escusse dalla polizia “ma – ricorda il pm Barnabei nella sua richiesta cautelare – non hanno manifestato sospetti su alcuna persona, né hanno fornito elementi utili per l’identificazione degli autori del reato, al netto di descrizioni fisiche degli stessi del tutto generiche e non univoche, considerata la concitazione del momento nel lasso temporale durante il quale erano impegnati a difendere l’aggredito, né hanno fornito spunti circa eventuali rivendicazioni di carattere personale alle quali Massimiliano Cacciatore poteva essere eventualmente esposto”.
E’ stato quindi l’esame delle immagini riprese da alcuni impianti di videosorveglianza della zona a portare la polizia ad indentificare nell’immediatezza la Fiat Punto intestata ad Antonio Tondo come l’auto con la quale i tre aggressori erano giunti a Vibo per poi far rientro a Portosalvo transitando dalla strada del Cancello Rosso. La vettura veniva rinvenuta la sera parcheggiata a Trainiti nei pressi dell’abitazione della nonna di Antonio Tondo, ma il giovane si rendeva irreperibile per due giorni, sino a presentarsi poi in Questura. Cadendo in diverse contraddizioni nelle sue dichiarazioni ai poliziotti, il verbale veniva quindi interrotto e con atto a parte veniva redatto a carico dello stesso un verbale di identificazione, con contestuale elezione di domicilio e nomina di un difensore, essendo emersi elementi di reità.

Il riconoscimento ad opera dei carabinieri

Un ruolo importante nelle indagini l’hanno avuto anche i carabinieri che sulla scorta delle proprie conoscenze info-investigative hanno riconosciuto personalmente Salvatore Covato (conducente dell’auto) e Daniele Mirenzio (passeggero sul sedile posteriore). In aggiunta, l’identità dei sospettati è stata confermata anche dall'acquisizione delle fotografie ricavate dalle banche dati dell’anagrafe cittadina di Vibo Valentia e della Motorizzazione Civile. Nel caso di Antonio Tondo, invece, oltre agli elementi inerenti le dichiarazioni rese in sede di escussione e la titolarità del veicolo che ha trasportato gli aggressori, ulteriori dati gli investigatori hanno avuto dalla visione dei sistemi di videosorveglianza con riferimento ai momenti precedenti e immediatamente successivi all’aggressione ai danni di Massimiliano Cacciatore.

Contatti telefonici e Facebook

Infine, utili alle indagini si sono rivelati anche i contatti telefonici tra i soggetti individuati, così come i loro spostamenti deducibili dalle celle telefoniche agganciate e dalle risultanze dei tabulati. In particolare è emerso che Salvatore Covato e Antonio Tondo avrebbero “comunicato tra loro in modo costante soprattutto nei momenti precedenti l’evento delittuoso”. Al fine poi di vagliare collegamenti e frequentazioni tra i tre soggetti indagati, gli investigatori hanno fatto accesso ai profili dei social network di Facebook e Instagram di Antonio Tondo e dalla consultazione delle gallerie fotografiche collegate ai predetti profili è stato possibile estrarre fotografie e video nei quali i due indagati sono ritratti “in atteggiamenti confidenziali, non riconducibili ad eventi occasionali”. Salvatore Covato e Antonio Tondo sono assistiti dall’avvocato Caterina Ferrari Messina.