Aggressione al dirigente del Comune di Vibo Andrea Nocita, due arresti: dietro il pestaggio un controllo su un immobile abusivo
In carcere Michele Fazio di Longobardi, ai domiciliari con braccialetto Roberto Pirrone di Porto Salvo. La Squadra Mobile ricostruisce il possibile movente: le intimidazioni sarebbero nate dagli accertamenti comunali per la demolizione o l’acquisizione al patrimonio pubblico di un fabbricato
A oltre quattro mesi dalla brutale aggressione subita alla stazione ferroviaria di Vibo-Pizzo, arriva una svolta nelle indagini sul pestaggio del dirigente del Comune di Vibo Valentia Andrea Nocita. La Squadra Mobile della Questura di Vibo Valentia ha eseguito questa mattina due misure cautelari nei confronti di altrettante persone ritenute gravemente indiziate dell’agguato avvenuto il 29 aprile scorso.
I destinatari dei provvedimenti sono Michele Fazio, di Longobardi, frazione di Vibo Valentia, condotto in carcere, e Roberto Pirrone, di Porto Salvo, sottoposto agli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico. L’ordinanza è stata emessa dal gip del Tribunale di Vibo Valentia su richiesta della Procura della Repubblica.
I due sono ritenuti gravemente indiziati, in concorso, dei reati di lesioni personali aggravate, tentata estorsione e violenza a Corpo amministrativo. A uno dei due indagati viene inoltre contestato il danneggiamento seguito dall’incendio dell’automobile utilizzata dal dirigente comunale.
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La ricostruzione fornita dalla Questura consente ora di delineare con maggiore precisione il possibile movente dell’aggressione. Nocita, dirigente del settore Urbanistica di Palazzo Luigi Razza, il 29 aprile si trovava nei pressi della stazione ferroviaria di Vibo-Pizzo quando venne colpito alle spalle con un mezzo contundente, riportando lesioni giudicate guaribili in 15 giorni.
Le successive indagini della Squadra Mobile, sviluppate anche attraverso intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali, avrebbero permesso di collegare gli episodi all’attività professionale svolta dal dirigente e, in particolare, ad alcuni accertamenti amministrativi in materia di abusivismo edilizio effettuati dal Comune.
Secondo la ricostruzione investigativa, le condotte sarebbero state finalizzate a ostacolare o comunque condizionare il regolare esercizio dell’attività amministrativa, intimidendo gli organi comunali competenti.
All’origine della vicenda vi sarebbe un controllo amministrativo finalizzato alla demolizione o all’acquisizione al patrimonio comunale di un fabbricato abusivo in uso a uno degli indagati. Quest’ultimo, dopo avere manifestato la propria opposizione all’attività dell’amministrazione, avrebbe rivolto a un tecnico comunale incaricato degli accertamenti una minaccia riferibile proprio a Nocita, lasciando intendere di conoscerne le abitudini e il luogo nel quale parcheggiava abitualmente l’automobile.
L’agguato dietro la promessa di denaro
È uno dei passaggi più rilevanti dell’inchiesta. Secondo quanto riferisce la Questura, l’aggressione sarebbe stata materialmente compiuta dal secondo indagato dietro la promessa di un compenso economico.
Per portare a termine l’agguato sarebbe stato utilizzato un motoveicolo successivamente rinvenuto nella disponibilità del presunto mandante. Gli investigatori avrebbero inoltre accertato che la targa del mezzo era stata modificata artificialmente, alterandone i caratteri alfanumerici.
Gli elementi raccolti hanno quindi portato la Procura a chiedere l’applicazione delle misure cautelari, alla luce della gravità delle condotte contestate, del rischio di reiterazione dei reati e del pericolo di inquinamento probatorio. Richiesta accolta dal giudice per le indagini preliminari.
Dopo il pestaggio anche l’auto incendiata
L’aggressione del 29 aprile aveva immediatamente suscitato forte preoccupazione all’interno di Palazzo Luigi Razza. Nelle settimane successive la vicenda aveva assunto contorni ancora più inquietanti. Nella notte tra il 21 e il 22 maggio, infatti, l’automobile utilizzata da Nocita era stata data alle fiamme nei pressi della stessa stazione ferroviaria dove si era verificato il pestaggio.
Anche questo episodio è entrato nell’inchiesta della Squadra Mobile e, secondo quanto precisa oggi la Questura, a uno dei due indagati viene contestato anche il reato di danneggiamento seguito da incendio.
Dopo la seconda intimidazione il sindaco Enzo Romeo aveva parlato di uno «scenario sempre più inquietante». Pochi giorni dopo, durante un’assemblea straordinaria promossa dalle organizzazioni sindacali e dalle Rsu comunali, era stata inoltre annunciata una misura di tutela per il dirigente: l’accompagnamento da parte della Polizia locale nel tragitto tra la stazione ferroviaria e il municipio.
Al termine degli adempimenti, Fazio è stato associato alla Casa circondariale di Vibo Valentia, mentre Pirrone è stato accompagnato nella propria abitazione e sottoposto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.