Vibo Marina, la vicenda dei depositi costieri mostra il fallimento di 50 anni di politica e di promesse mancate
I politici continuano a parlarsi addosso mentre servirebbero una cabina di regia nazionale, il raccordo con Regione e un commissario capace di coordinare interventi straordinari e decisioni non più rinviabili
La vicenda che oggi coinvolge Vibo Marina non è un'emergenza improvvisa. È il risultato di quasi cinquant'anni di assenza della politica, di promesse mai mantenute e di una classe dirigente che non ha saputo programmare il futuro del territorio.
Il peso di una programmazione mancata
Per troppo tempo parlamentari, consiglieri regionali e amministrazioni comunali si sono succeduti senza costruire una strategia concreta per la delocalizzazione dei depositi costieri e per la riconversione delle aree industriali dismesse. Molti hanno occupato ruoli istituzionali importanti, ma il territorio continua a pagare il prezzo di una programmazione inesistente e di scelte continuamente rinviate.
Oggi è facile assistere a passerelle e dichiarazioni pubbliche. Più difficile è spiegare ai cittadini perché, dopo decenni di rappresentanza politica, ci si trovi ancora a discutere di problemi che avrebbero dovuto essere affrontati e risolti molti anni fa.
La delocalizzazione dei depositi non avrebbe dovuto trasformarsi in un'emergenza. Doveva essere il risultato di un piano strategico condiviso, sostenuto dalle istituzioni locali, regionali e nazionali, capace di coniugare sviluppo del porto, sicurezza, tutela ambientale e occupazione.
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Invece il territorio è stato lasciato senza una visione. Anche i consigli comunali che si sono succeduti hanno mostrato limiti evidenti, amministrando l'ordinario senza la capacità di programmare il futuro e di costruire un confronto efficace con gli altri livelli istituzionali.
Oggi, con l'applicazione delle norme di sicurezza e dei piani di emergenza, tutti i nodi vengono al pettine. Il rischio è che a pagare siano ancora una volta i cittadini, chiamati a scegliere tra il diritto al lavoro e la tutela del mare e delle spiagge.
Questa contrapposizione è inaccettabile. Non si può alimentare una guerra tra poveri, mettendo gli interessi della comunità gli uni contro gli altri, per nascondere le responsabilità di una politica che per troppo tempo si è dimostrata incapace di programmare e, troppo spesso, indegna delle aspettative del territorio.
Il degrado di tante aree produttive dismesse, con l'Italcementi come simbolo di una riconversione mai realizzata, rappresenta l'immagine più evidente di decenni di occasioni perdute.
La necessità di un intervento straordinario
Per uscire da questa situazione non bastano più annunci o dichiarazioni di principio. È necessario istituire con urgenza una cabina di regia nazionale, in stretto raccordo con la Regione Calabria, capace di coordinare un intervento straordinario.
Questa cabina di regia dovrà avere come protagonisti il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con il coinvolgimento degli enti locali, e dovrà essere affiancata dalla nomina di un commissario con competenze specifiche, in grado di imprimere un'azione amministrativa, tecnica e operativa concreta.
Solo così sarà possibile affrontare in maniera definitiva il tema della delocalizzazione, della sicurezza, della riqualificazione del porto e dello sviluppo turistico e produttivo di Vibo Marina.
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Ma una cosa deve essere chiara: non si può mettere un cittadino contro l'altro e demandare alla protesta popolare le conseguenze dell'inadeguatezza di chi, per quasi mezzo secolo, ha seduto e continua a sedere nelle più importanti assise istituzionali.
Le mobilitazioni civiche non sono il problema. Sono la risposta di una comunità che chiede finalmente responsabilità, programmazione e rispetto.
Vibo Marina non ha bisogno di nuove promesse. Ha bisogno di una svolta concreta, di istituzioni che si assumano le proprie responsabilità e di una visione che restituisca al territorio sviluppo, dignità e futuro.
*cittadino di Vibo Marina