Zungri, riapre dopo mesi di lavori di riqualificazione il Museo della civiltà contadina: «Mostriamo l’ingegno e la fierezza della nostra gente»
Gli interventi hanno garantito una maggiore fruibilità del polo culturale. La direttrice Pietropaolo: «Qui la nostra comunità si sveste della modernità per mostrare al mondo com'era»
Nel cuore della Settimana Santa, torna alla fruibilità dei cittadini e dei visitatori il Museo della civiltà contadina e rupestre di Zungri. Il taglio del nastro è atteso per il primo aprile 2026. La struttura ha subito un intenso restyling grazie a fondi ministeriali ottenuti dal Comune nel 2024. Gli interventi garantiranno una migliore fruibilità di uno dei maggiori siti d’interesse storico-archeologico del Vibonese e più in generale della Calabria.
Il Museo è situato in un antico frantoio, e come spiega la direttrice Maria Caterina Pietropaolo, visitarlo è come percorrere un viaggio a ritroso nel tempo: «Se le Grotte lì fuori sussurrano la storia degli "Sbariati", quegli esuli che cercarono nella roccia una patria lontana, tra queste pareti appena rinfrescate batte il cuore della nostra gente: una storia di resistenza silenziosa e dignità infinita». Per gli abitanti è una «cerniera temporale. Ci conduce per mano dal Medioevo bizantino delle rupi a un’epopea più vicina, quella dei nostri nonni, che fino a pochi decenni fa hanno custodito segreti millenari. Qui la comunità di Zungri si sveste della modernità per mostrare al mondo com'era: nuda, fiera, ingegnosa».
Il settore tessile è la perla della collezione del polo museale: «È qui che si respira l’orgoglio delle donne di Zungri, sovrane assolute del telaio. Navette, pettini e arcolai non sono solo strumenti, ma compagni di vita che hanno trasformato la natura in arte». Filati estratti dalla ginestra, l’eleganza del lino, e poi la canapa, «testimone di una purezza che non conosceva chimica, ma solo il candore della lisciva».
Il baule della nonna
Protagonisti gli abiti antichi: «Sono capolavori che sfidano la durezza della vita nei campi. L’abito da sposa, in seta o lino finissimo, ci racconta che anche nella povertà la ricerca della bellezza era un obbligo morale. Quei ricami minuziosi e quei pizzi all'ago sono "capitali d'affetto" accumulati per anni. Ogni lenzuolo intagliato a mano, ogni copriletto tessuto al telaio, era un ponte gettato verso il futuro delle nuove generazioni».
Il legame con il mondo agricolo
Il Museo celebra anche la terra, il mondo dei contadini con il loro cibo genuino e gli oggetti di uso quotidiano, come 'u vrasceri, il braciere, il "piccolo sole" attorno al quale la famiglia si faceva cerchio per proteggersi dal freddo e dall'oblio.
Infine, il percorso si fa preghiera nella Camera della nonna: «Bauli pieni di corredo e sopra il letto, i quadri sacri e i volti fieri nelle foto seppia sembrano ancora vegliare sul sonno di chi resta», spiega la direttrice Pietropaolo. Tra gli angoli più ricchi di significato, quello dedicato al corredino dei bambini: «In quel bianco candido e quell’avorio della seta c’è tutta la speranza di una madre, un gesto di tenerezza infinita in una vita spesso grama, un raggio di luce che ancora oggi, varcando le porte, ci ricorda chi siamo e da dove veniamo». Il Museo sarà visitabile anche a Pasquetta, tutti gli orari e le informazioni per accedere alla piccola città di Pietra sono costantemente aggiornate sul sito, recentemente rinnovato e sulla pagina social.