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20/08/2026 ore 10.31
Attualità

Vibo Marina, la tragedia al porto costata la vita a Domenico Campana e i “leoni da tastiera”: sui social già emesse sentenze

Dopo la collisione fatale per il giovane di Crosia, sui social compaiono ricostruzioni e responsabilità. Ma le indagini sono ancora in corso e spetta agli organi competenti stabilire cosa sia realmente accaduto

di Paolo Fedele

A Vibo Valentia, a quanto pare, basta aprire Facebook per scoprire che abbiamo improvvisamente una nuova categoria professionale: esperti di navigazione, comandanti, periti nautici, investigatori e, soprattutto, giudici capaci di stabilire dinamiche e responsabilità ancora prima che lo facciano gli organi competenti. L'ennesimo teatro si è aperto dopo la tragica collisione avvenuta nei giorni scorsi a Vibo Marina, dove ha perso la vita il 25enne Domenico Campana, di Mirto Crosia.

La collisione tra un gommone e un'imbarcazione ha provocato anche diversi feriti e sulla vicenda sono in corso gli accertamenti della Procura e della Capitaneria di Porto. Eppure, sui social, qualcuno sembra avere già acquisito tutti gli elementi necessari per ricostruire centimetro per centimetro la dinamica dell'incidente. Distanze, velocità, rotte, precedenze, traiettorie: tutto rigorosamente analizzato dalla tastiera di casa. Peccato che la realtà sia un'altra.

La realtà è che un ragazzo è morto. Che una ragazza è rimasta gravemente ferita. Che ci sono famiglie coinvolte in una tragedia. E che spetta agli investigatori, ai periti e alla magistratura stabilire cosa sia realmente accaduto e se vi siano responsabilità. Il resto, almeno fino a quando non arriveranno elementi ufficiali, è soltanto rumore. La specialità dei “leoni da tastiera”. Non è la prima volta che assistiamo a questo spettacolo.

Ogni volta che nel Vibonese accade qualcosa di delicato, ecco comparire gli immancabili esperti del nulla. Persone che, in poche righe sui social, riescono a trasformarsi contemporaneamente in ingegneri, urbanisti, medici, investigatori, magistrati e strateghi.

È accaduto anche in occasione del dibattito sulla delocalizzazione dei serbatoi, quando improvvisamente il territorio si è riempito di sofisticatissimi esperti di pianificazione territoriale, sicurezza e logistica. È accaduto con la tragica morte del piccolo Alessio Pio, il bambino di Zungri deceduto dopo un grave peggioramento delle sue condizioni di salute. Anche in quel caso la Procura ha aperto un'inchiesta e sono stati disposti accertamenti per stabilire le cause della morte.

E anche allora, prima ancora che arrivassero le risposte della scienza e della magistratura, sui social erano già comparsi verdetti, diagnosi, responsabilità e ricostruzioni.

Il problema non è criticare. È parlare senza sapere. Il problema nasce quando l'opinione personale viene spacciata per competenza. E soprattutto quando, davanti a tragedie che coinvolgono persone vere e famiglie vere, si sente il bisogno di trasformare tutto in una gara a chi trova per primo il colpevole.

Al di là dei commenti, delle indignazioni quotidiane, delle sentenze emesse sui social e delle ricostruzioni tecniche improvvisate: che cosa stiamo dando realmente a questo territorio? Perché è facile criticare. È facile scrivere un post. È facile spiegare agli altri come avrebbero dovuto fare le cose. È molto più difficile costruire, lavorare, investire, creare occupazione, impegnarsi nella propria comunità, proporre soluzioni e assumersi responsabilità. Ed è proprio qui che la discussione dovrebbe spostarsi. Non sulla capacità di scrivere il commento più aggressivo sotto una notizia, ma sulla capacità di contribuire concretamente alla crescita del territorio. Prima di diventare esperti di tutto, impariamo almeno a rispettare i fatti.

La tragedia di Vibo Marina dovrebbe suggerire prudenza, non protagonismo. Domenico Campana non è un caso di cronaca da utilizzare per dimostrare quanto siamo bravi a fare gli investigatori sui social. È una giovane vita spezzata. Le indagini stanno cercando di ricostruire ciò che è accaduto e, dopo gli accertamenti, saranno gli organi competenti a stabilire eventuali responsabilità. Forse, allora, un buon proposito per il Vibonese potrebbe essere molto semplice: meno leoni da tastiera e più cittadini attivi. Meno ricerca del consenso virtuale e più lavoro reale. Perché criticare il proprio territorio è facile. Contribuire a migliorarlo è tutta un'altra storia. E forse, prima di presentarci come esperti di navigazione, medicina, urbanistica o diritto, dovremmo porci una domanda molto più semplice: noi, concretamente, cosa abbiamo fatto per questo territorio? Perché, alla fine, dietro tante competenze proclamate sui social, il rischio è di trovare sempre la stessa cosa: il nulla baciato dal nulla. E quello, purtroppo, non ha bisogno di alcuna patente nautica.

*Vice Segretario Nazionale Unione Sindacale Italiana Marina (USIM)