Viaggio in paradiso senza bagni né panchine: benvenuti alla stazione di Ricadi-Capo Vaticano
Nel comune con il più alto numero di posti letto della Calabria pochi posti a sedere, biglietteria guasta e nessun servizio igienico. Un’accoglienza che cozza con l’immagine del territorio a maggiore vocazione turistica della regione
«Il bagno? Non c’è». È l’apice del brevissimo viaggio intrapreso ieri pomeriggio dalla stazione ferroviaria di Ricadi-Capo Vaticano a Tropea, circa sette chilometri nel territorio a più alta vocazione turistica della Calabria.
Alla piccola stazione di un Comune che vanta il maggior numero di posti letto di tutta la regione vengo accolto dall’annuncio dell’altoparlante: «Il treno regionale 5518 delle ore 19.12, proveniente da Reggio Calabria Centrale e diretto a Lamezia Terme Centrale, viaggia con un ritardo di dieci minuti». Va bene, mi dico, aspettiamo, mentre nella mia testa chiedo a Trenitalia come si possa accumulare un ritardo di dieci minuti su una tratta così breve: l’azienda allarga le braccia e non favella.
Nel frattempo mi guardo intorno: siamo una trentina di persone, di cui almeno venticinque turisti stranieri che attendono il Tropea Express sulle balaustre del giardinetto e su sedie di plastica consumate, fornite da qualche anima pia. Non c’è sala d’attesa, bisogna passare il tempo abbronzandosi al tramonto, in una giornata che ha toccato i quaranta gradi. Cerco una panchina e la trovo occupata da tre ragazzi: i posti in totale sono quattro, in uno scalo che in estate vede passare centinaia di persone al giorno.
Da lontano noto un ragazzo africano che litiga con la biglietteria automatica imprecando nella sua lingua. Gli faccio notare un particolare: un post-it giallo su cui campeggiano le parole “NO COIN” scritte a penna con grafia incerta. Non capisce e gli spiego che probabilmente è rotta e non accetta monete: «Fai una foto e mostrala al controllore quando sali sul treno», gli consiglio, ma lui fornisce la sua soluzione: «Io no biglietto oggi. E no foto!». Ci sta.
Poi si rivolge alla ragazza del punto informazioni Pro Loco, la quale, gentilissima, cerca di dargli assistenza per recuperare le monete rimaste sospese nella bocca della macchinetta infernale. Vista la situazione surreale e l’impossibilità di sfruttare i due euro in tasca, decido di fare il biglietto online. Ma chi non può? La risposta cade nel vuoto.
Intanto continuo l’esplorazione: cerco la toilette ma non c’è traccia. Dopo aver girato tutta l’area, mi rivolgo anch’io alla ragazza che conferma i miei timori: «I bagni pubblici non ci sono».
Incasso anche questa e mi concentro sulla campanella che annuncia l’arrivo del treno. Dopo qualche minuto eccolo farsi largo tra le erbacce cresciute indisturbate sui binari: procede lento, si ferma, saliamo a bordo accolti da uno sbalzo termico di almeno dieci gradi. Poi riparte, precisamente alle 19.32: l’annunciato ritardo di dieci minuti è raddoppiato in sordina. Mi appello di nuovo a Trenitalia che stavolta risponde con un gesto di stizza, come a dire: «Stai a guardà er capello! Goditi il viaggio!».
Dopo circa un quarto d’ora arrivo a destinazione: frotte di turisti attendono il Tropea Express come l’acqua nel deserto. La stazione è più curata, i bagni ci sono, così come la sala d’attesa e le panchine: la normalità in un Paese europeo nel 2026. L’anormalità se rapportata a Ricadi-Capo Vaticano: una tra le più belle località d’Italia (con oltre un milione di presenze annue) trattata alla stregua dell’ultima stazione dell’ultima provincia d’Europa.
«È questa l’accoglienza che merita un luogo del genere?», domando – stavolta non nella mia testa – a Rfi, a cui è affidata la gestione delle stazioni. Fiducioso attendo risposte. E con me milioni di visitatori e residenti.