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11/05/2026 ore 16.07
Attualità

L’impronta di Garlasco, da caso giudiziario a caso mediatico: presentato a Vibo il libro di Giancarla Rondinelli (Tg1)

La giornalista autrice di diversi scoop sul caso dell’omicidio di Chiara Poggi ha ripercorso gli ultimi sviluppi relativi alla nuova inchiesta a carico di Andrea Sempio e quella precedente su Alberto Stasi: «C’è il rischio concreto di un nuovo caso Tortora»

di Redazione

Il caso Garlasco nel racconto della protagonista degli scoop giornalistici che, attraverso il Tg1, hanno accompagnato passo passo gli sviluppi giudiziari del giallo legato alla morte della 26enne Chiara Poggi, uccisa il 13 marzo del 2007 nella sua abitazione immersa nella provincia di Pavia.

Giancarla Rondinelli, giornalista parlamentare del telegiornale della rete ammiraglia Rai, ha presentato a Palazzo Gagliardi, a Vibo Valentia, il suo libro “L’impronta” che ricostruisce nel dettaglio l’ultima inchiesta sul delitto Poggi, quella avviata nel marzo del 2025 a carico di Andrea Sempio, amico del fratello della vittima.

Per la cronista nata a Catanzaro, con origini tra Filadelfia e Curinga, già notista di Porta a porta, uno “sconfinamento” nella cronaca nera e giudiziaria che l’ha vista firmare i servizi attraverso i quali il grande pubblico televisivo ha appreso della riapertura delle indagini da parte della Procura di Pavia, dei nuovi rilievi sulla famigerata “Impronta 33” (che dà il titolo al libro) prima considerata “non utile”, ma anche degli ultimissimi sviluppi dei giorni scorsi sulla chiusura delle indagini preliminari a carico di Sempio.

Nel Maggio dei libri di Vibo, la rassegna promossa dal Comune con la direzione artistica di Maria Teresa Marzano, il caso Garlasco ha catturato l’attenzione del pubblico in sala attraverso il dialogo di Giancarla Rondinelli con il giornalista di LaC News24 Stefano Mandarano e l’editore Florindo Rubbettino, in un incontro aperto dai saluti dell’assessore comunale alla Cultura Stefano Soriano.

«Garlasco - ha spiegato l’autrice - non è solo un caso giudiziario ma è divenuto nel tempo un vero e proprio caso mediatico, prima, e un caso politico in seguito. Il fatto che l’omicidio della povera Chiara Poggi, avvenuto ormai quasi 20 anni fa, susciti ancora così tanto interesse è direttamente legato al rapporto che gli italiani hanno con la giustizia e al livello di fiducia che ripongono in essa. Un elemento con il quale anche la politica, per lungo tempo silente, ha dovuto fare i conti scegliendo approcci differenti a seconda che a parlare fossero esponenti della maggioranza o dell’opposizione, portando Garlasco, ad esempio, dentro il dibattito attorno al referendum sulla giustizia».

Gli aspetti legati alla spettacolarizzazione del caso, alla ricerca morbosa dei dettagli più intimi della vita dei protagonisti della vicenda, non sono rimasti fuori dalla discussione. «I programmi pomeridiani e serali fanno il loro lavoro - ha sottolineato Rondinelli -, noi facciamo un lavoro diverso, basandoci sugli atti giudiziari e su elementi concreti, come i nuovi rilievi scientifici che hanno ricostruito con estrema precisione la scena del delitto e la possibile dinamica all’interno degli spazi».

Sulla riapertura della vicenda giudiziaria, nonostante la condanna definitiva a 16 anni di reclusione del fidanzato della vittima, Alberto Stasi, e la precedente inchiesta poi archiviata a carico di Andrea Sempio, Rondinelli ha ricordato come questa si debba alla «caparbietà della difesa di Stasi che, attraverso perizie scientifiche condotte con nuove tecnologie prima non disponibili e grazie al contributo di consulenti di altissimo profilo, ha convinto la Procura di Pavia a riaprire il caso nella consapevolezza che non tutto ciò che era emerso in precedenza fosse inattaccabile. Probabilmente - ha anticipato inoltre - un nuovo filone d’indagine partirà anche riguardo all’archiviazione della prima inchiesta su Sempio».

Il caso Garlasco potrebbe divenire un nuovo caso Tortora, se si dovesse alla fine dimostrare l’innocenza di Stasi nella revisione del processo «ormai certa»? Rondinelli non ha dubbi in merito: «Nel mio libro ho ricordato gli errori giudiziari più clamorosi della storia del nostro Paese, quello Tortora su tutti, e c’è la possibilità concreta che se ne possa aggiungere un altro ancora».

C’è poi il tribunale popolare dei social che si è polarizzato tra innocentisti e colpevolisti. «Nel libro viene analizzato il sentiment sul caso Garlasco, sempre molto alto tra gli italiani ma anche la qualità dei contenuti che vengono divulgati da innumerevoli canali. Contenuti più o meno accurati, più o meno superficiali che influenzano direttamente il giudizio del pubblico. Per questo – ha rimarcato l’autrice – è sempre fondamentale selezionare le fonti più credibili e autorevoli. In caso contrario il rischio di creare tifoserie è altissimo».

Un aspetto, quest’ultimo, sul quale si è soffermato anche l’editore Florindo Rubbettino, segnalando come oggi gli utenti della rete vengano influenzati da «algoritmi che tendono a confermare le nostre certezze. Se una persona tende ad avere un’opinione su questo caso, colpevolista o innocentista che sia, le piattaforme continueranno a proporgli contenuti che confermano e rafforzano la sua convinzione. Per questo è necessario ogni tanto disconnettersi, mettersi “offline”, magari prendere in mano un libro e recuperare un’analisi più profonda di cui oggi si sente tanto il bisogno».