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26/07/2026 ore 12.32
Attualità

La statua di Hipponion divide Vibo: la nuova Piazza Salvemini si riapre tra identità, arte e polemiche

L'opera monumentale dell'architetto Marcello Sestito, inaugurata insieme alla piazza riqualificata, accende il confronto tra apprezzamenti e critiche. Il sindaco Romeo: «Un ponte tra la nostra origine magnogreca e la città del futuro»

di Redazione

A due giorni dall'inaugurazione, la nuova Piazza Salvemini continua a essere al centro dell'attenzione. Se la riqualificazione di uno degli spazi urbani più importanti di Vibo Valentia rappresenta un tassello del percorso di rigenerazione della città, a catalizzare il dibattito è soprattutto la monumentale scultura collocata all'ingresso della piazza. Un'opera contemporanea, firmata dal professor architetto Marcello Sestito, che nel giro di poche ore ha diviso cittadini e utenti dei social network.

C'è chi la considera un simbolo destinato a diventare un nuovo punto di riferimento per Vibo Valentia e chi, invece, ne critica le forme, ritenute troppo particolari o difficili da comprendere. Commenti, ironie, meme e discussioni si susseguono da giorni sui social, facendo della statua uno degli argomenti più dibattuti in città.

A intervenire sul significato dell'opera è stato il sindaco Enzo Romeo con un post pubblicato sui social. «Abbiamo riaperto la nuova Piazza Salvemini, un momento, tra i molti, con il quale restituiamo a Vibo Valentia la sua vera dimensione bimillenaria», scrive il primo cittadino.

Romeo spiega come all'ingresso della piazza trovino posto la monumentale opera di Sestito, la scritta "Hipponion", il logo della Città di Vibo Valentia e quello della "Città di tutte le epoche", elementi che, secondo il sindaco, costituiscono «un ponte perfetto tra la nostra antica origine magnogreca e la Vibo di oggi e di domani».

La scultura raffigura una figura antropomorfica di cavallo, chiaro richiamo all'antica Hipponion, la "città dei cavalli". Ogni dettaglio dell'opera è stato concepito con un preciso valore simbolico.

«La mano indica fiera verso il nostro Castello, custode della nostra storia. Un braccio abbraccia e protegge affettuosamente le case della città. Il pendolo nel ventre scandisce il tempo: non un ricordo polveroso, ma il motore vivo che collega un passato dalle radici salde a un presente e un futuro da protagonisti».

Per il sindaco si tratta di «un'opera che cristallizza la nostra identità e racchiude, in un solo simbolo, le nostre mille storie», capace di raccontare il legame tra la città moderna e le sue origini magnogreche.

Il dibattito, tuttavia, resta aperto. Come spesso accade per le opere di arte contemporanea inserite nello spazio pubblico, la nuova statua di Piazza Salvemini sembra aver suscitato reazioni contrastanti. Ma proprio questa capacità di generare confronto potrebbe rappresentare uno degli aspetti più significativi dell'intervento: riportare al centro della discussione cittadina il rapporto tra arte, identità e memoria storica.