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04/08/2026 ore 15.36
Attualità

Gabrielli a Nicotera: «Da Ceuta agli scontri di piazza, le destre costruiscono consensi sulla paura. La sinistra rimetta la sicurezza in cima all’agenda»

VIDEO | L’ex Capo della Polizia ha presentato il suo libro “Contro la paura”, scritto con Carlo Bonini, nel quale boccia il “paradigma securitario” del governo Meloni e il ricorso a decreti d’urgenza. Su un suo possibile ruolo politico non si sbilancia: «Oggi mi interessa presidiare un tema»

di Stefano Mandarano

Sottrarre il tema della sicurezza alla propaganda politica, per scongiurare derive populiste e riportare il dibattito nel campo dei diritti. È questo il filo conduttore del libro “Contro la paura. Manifesto per una sicurezza democratica”, che l’ex capo della polizia, già sottosegretario di Stato e capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, ha scritto con il giornalista e vicedirettore di Repubblica Carlo Bonini, offrendo un contributo di autorevolezza e competenze su temi di strettissima attualità.

Il volume è stato presentato a Nicotera, nell’ambito della rassegna “Nuove rotte al Sud”, promossa dall’associazione È… uropa, presieduta da Antonio Miceli. Gabrielli, intervistato da chi scrive, ha insistito sulla necessità di strappare la sicurezza al monopolio delle destre, che sulla paura hanno costruito la propria egemonia politica.

Dai fatti di Ceuta alle politiche migratorie, dalla gestione dell’ordine pubblico ai decreti sicurezza, per Gabrielli, siamo immersi in «un dibattito intossicato nel quale un diritto fondamentale come quello della sicurezza, prerequisito di tutti i diritti e libertà, è diventato uno scontro da curva da stadio e non il luogo nel quale si dovrebbero creare le condizioni per quella sicurezza che i cittadini rivendicano».

All’origine di questo «percorso accidentato e pericoloso», per Gabrielli, c’è l'11 settembre 2001: «In quel momento l'Occidente si sente sotto attacco e inizia questo paradigma fraudolento in cui si immagina che una maggiore sicurezza passi da una compressione delle libertà individuali». Questa non è la soluzione per l’ex numero uno della Polizia: «L'esperienza ci insegna che questa non è la prospettiva corretta. Nelle società che si sentono più impaurite, che invecchiano, come la nostra, si percepiscono le minacce come una messa in discussione della propria stesse sopravvivenza e, quindi, certe sirene risultano più accattivanti. Al tempo stesso, è qui c’è la critica alla sinistra, bisogna tener presente che i cittadini hanno bisogno di risposte nell'immediato».

Gabrielli, oltre ad indicare le criticità, presenta nel suo libro anche delle soluzioni che passano da una «manutenzione dello Stato», attraverso riforme delle forze di polizia e delle catene di comando che attualmente le governano, bocciando senza appello la logica della decretazione d’urgenza che definisce un «panpenalismo frutto del paradigma securitario dominante» e che spesso producono risultati inefficaci.

«Le risposte caratterizzate da un utilizzo parossistico delle norme penali, di nuovi reati, di aumento delle pene, si dimostrano inefficaci nel lungo periodo e avrebbero invece bisogno di essere abbinate alla risoluzione delle cause che determinano queste situazioni. La questione è tenere insieme questi due aspetti, perché forse dovremmo accettare l'idea che la sicurezza ha una sua componente di repressione ed ha anche una fortissima esigenza di risoluzione delle cause che determinano quei fenomeni di criminalità, illegalità e marginalità che sono alla base della percezione d’insicurezza che le nostre comunità hanno».

Quel campo ormai presidiato dalle destre e da «una narrazione semplificata, muscolare, fondata sulla paura e sulla costruzione del nemico», è stato però abbandonato dalla sinistra che «ha rinunciato ad elaborare una propria idea di sicurezza». E Gabrielli non manca di segnalarlo. «Sto ricevendo innumerevoli inviti da amministratori che appartengono a quell'area politica, evidentemente ciò significa che loro stessi si rendono conto di come la sicurezza debba tornare ad essere un argomento fondamentale nella loro agenda politica. Dobbiamo tornare a considerare l'idea che la sicurezza è rivendicata, pretesa, auspicata soprattutto dalle persone più deboli».

Perché, come recita uno dei passaggi chiave del libro: “La sicurezza non è il privilegio dei più forti, ma il diritto dei più deboli”. «Allora - aggiunge Gabrielli - chi si presenta agli elettori come forza politica attenta ai più deboli forse dovrebbe cominciare a rimettere i temi della sicurezza nella propria agenda».

Su un suo possibile coinvolgimento diretto in politica, Gabrielli non si sbottona ma lascia aperto uno spiraglio. «Non ho ambizioni personali di questo tipo avendo già ricoperto ruoli pubblici di primo piano. La mia priorità oggi è quella di presidiare un tema, quello della sicurezza. Se da questo dovesse nascere un ruolo diverso, questo dovrà essere comunque improntato ad un contributo concreto e alla possibilità di “fare” qualcosa».