Pizzo, l’araucaria “decapitata” va abbattuta? Italia Nostra contesta l’ipotesi: «Ci vorranno 133 anni per tornare com’era ma ce la farà»
L’associazione si oppone alla soluzione paventata dal legale dei proprietari dell’immobile dove sorge la pianta secolare simbolo della città napitina che il 30 marzo scorso subì il taglio della cima per 20 metri: «Un caso simile si verificò a Vibo due decenni fa a causa di un fulmine, oggi l’albero è in piena salute»
Il destino dell’araucaria secolare di Pizzo resta sospeso tra sopralluoghi tecnici, ricorsi e una polemica che Italia Nostra definisce il segno di un «mondo al contrario». A due mesi dalla capitozzatura delle due punte dell’albero, avvenuta il 30 marzo scorso nel centro storico di Pizzo, l’associazione interviene dopo quanto riportato dalla Gazzetta del Sud sul sopralluogo effettuato nei giorni scorsi da carabinieri forestali, Soprintendenza, tecnici comunali e da un docente universitario incaricato di valutare lo stato vegetativo dell’esemplare.
Alla verifica, avrebbe partecipato anche la nuova proprietà dell’immobile, accompagnata dal proprio legale e dal perito di parte. Ed è proprio sulle parole attribuite a Marco Talarico, legale della proprietà, che si concentra la replica dell’associazione.
Il sopralluogo e l’ipotesi del taglio
Talarico avrebbe sostenuto che l’araucaria verserebbe in condizioni critiche: «L’albero è ormai non vegetativo e la situazione è peggiorata. Ritengo necessario decretarne il taglio», precisando però che si attende la relazione tecnica ufficiale per una valutazione definitiva.
Il legale avrebbe anche lamentato l’assenza di soluzioni operative: «Nessuno ha proposto soluzioni pratiche per spostare o curare l’albero in tempo utile. Noi eravamo disponibili a collaborare». Una mancanza di coordinamento che, nella sua ricostruzione, avrebbe alimentato imbarazzo pubblico, proteste e denunce. Quanto al pericolo, avrebbe aggiunto che dopo il taglio «il Comune dovrà assumersene le responsabilità».
Nel frattempo resta aperta anche la partita giudiziaria. La Giunta comunale ha autorizzato il sindaco Sergio Pititto a costituirsi davanti al Tar per difendere l’ente dal ricorso presentato dalla società proprietaria dell’immobile.
La replica di Italia Nostra
Italia Nostra parte dal danneggiamento del 30 marzo e richiama il valore dell’albero: «Come già molti sanno, il 30 marzo scorso l’araucaria secolare, svettante da 140 anni sul centro storico di Pizzo, è stata gravemente danneggiata da alcuni privati, nonostante tale albero fosse tutelato, a livello nazionale e internazionale, come bene espressione di bellezza panoramica, come bene paesaggistico, come bene ambientale e come bene espressione di biodiversità e nonostante avesse tutte le caratteristiche per essere dichiarata albero monumentale».
Da qui il giudizio sulle dichiarazioni attribuite al legale della proprietà: «Se le parole dell’avvocato Talarico sono state proprio queste vi è da esclamare: “Incredibile!” ovvero, con una frase di gran voga: “È il mondo al contrario!”».
L’associazione insiste sul punto: «Anziché sperare che la condotta non giunga a più gravi conseguenze sanzionatorie, se ne invoca esattamente il contrario: nel caso concreto, che l’albero muoia, così si passa dal danneggiamento alla distruzione totale, una evidente progressione in peius». E ancora: «La causa diventa l’effetto e viceversa, cioè esattamente il contrario di ciò che accade in un “mondo normale”».
Il ricorso al Tar e il ruolo del Comune
Nel comunicato, Italia Nostra chiama in causa anche il Comune di Pizzo e l’attività difensiva già avviata: «Sicuramente il Comune di Pizzo, nella persona del sindaco, Sergio Pititto, o l’avv. Massimiliano De Benetti, legale del Comune, ci informeranno delle propalazioni oggetto del ricorso al Tar, di cui ancora non sappiamo con esattezza nulla, tranne che è stato notificato al Comune medesimo».
La vicenda resta quindi intrecciata su più piani: quello tecnico, legato alla relazione sullo stato dell’araucaria; quello amministrativo, con le decisioni ancora da assumere sulla gestione dell’albero; e quello giudiziario, con il ricorso della società proprietaria e la costituzione dell’ente davanti al Tribunale amministrativo.
Il precedente della Villa comunale di Vibo
Italia Nostra, però, rifiuta l’idea che l’esemplare sia ormai perduto e richiama un precedente avvenuto a Vibo Valentia: «Circa 20 anni fa un fulmine colpì una delle due araucarie secolari della Villa comunale di Vibo Valentia, una di quelle due poste a lato del luogo dove vi era il bar, di fronte alla vasca con i pesci rossi».
Anche in quel caso, ricorda l’associazione, le lesioni costrinsero al ridimensionamento della pianta, «che ne risultò capitozzata e ridotta, in altezza, di almeno 20 metri, così com’è accaduto, questa volta per mano dell’uomo e non per evento meteorologico avverso, con l’araucaria di Pizzo».
Poi il passaggio centrale: «Quella pianta non è morta, è ancora viva e verdeggiante e dal tronco, proprio all’altezza del taglio subito, cioè a circa 8 metri da terra, ha generato nuovi getti e nuove cime dell’altezza attuale di più di 3 metri».
Per Italia Nostra, il paragone indica una strada diversa dall’abbattimento: «Questo che vuol dire? Che l’araucaria di Pizzo non è morta, ma sta anch’essa molto probabilmente solo raccogliendo le forze per rigenerarsi». Servirà tempo, aggiunge l’associazione, perché «per raggiungere l’altezza di prima, 30 metri, al ritmo di 3 metri ogni 20 anni ci vorranno, per recuperare i 20 metri tagliati, altri 133 anni», ma «chi ci sarà allora la rivedrà quasi com’era nell’anno 2026, prima che venisse danneggiata».