Litorale cementificato e fiumare tombate: così l’erosione costiera sta mangiando le spiagge di Ricadi
VIDEO - Il nostro viaggio in alcune delle località più belle della Costa degli Dei dopo le mareggiate dei giorni scorsi. Saragò (Legambiente): «Impossibile arrestare la forza della natura ma qui, negli anni, sono stati commessi troppi errori»
Il mare si prende i suoi spazi e, prima o poi, presenta il conto. Le mareggiate delle scorse settimane, sospinte dai cicloni che si sono abbattuti sul Mediterraneo, lungo il Tirreno calabrese hanno impresso un’accelerazione ad un fenomeno, quello dell’erosione costiera, le cui conseguenze sono sempre più evidenti.
Un evento naturale che da millenni trova, nel rapporto di forze tra il mare e la terraferma, il suo costante equilibrio. Se le sue conseguenze assumono oggi tratti disastrosi, ciò è dovuto all’azione dell’uomo che ha cementificato sempre più i litorali e limitato l’apporto di sedimenti dai corsi d’acqua.
La fragilità della costa tirrenica calabrese è sempre più evidente anche a Ricadi, gioiello della Costa degli Dei con la sua Capo Vaticano. Con 15mila posti letto e un milione di presenze l’anno, rappresenta, insieme alla vicina Tropea, il principale distretto turistico della regione. Qui negli anni si è costruito fino a pochi metri dalla riva, aggirando vincoli o approfittando di regolamenti molto blandi. E le sue spiagge, tra le più belle al mondo, ora rischiano di scomparire per sempre.
Per Franco Saragò, storico esponente di Legambiente, qui, «in uno dei posti più belli della Calabria», negli anni si sono commessi veri e propri attentati contro l’ambiente e il paesaggio. «L’erosione costiera si sta facendo sentire in tutta la sua gravità - afferma - ma, da milioni di anni, si tratta di aspetto del tutto naturale della trasformazione del pianeta. Le forze della natura non si possono arrestare, ma bisogna certamente intervenire per mitigarne gli effetti».
Come? «Partendo dall’individuazione dei problemi - spiega Saragò -. Lo stato di cose è aggravato da una situazione antropica importante, se consideriamo che tra gli anni ‘80 e ’90, in Calabria, sono stati consumati ben 11 chilometri di costa e la maggior parte di questo consumo si è registrato in tre comuni della Costa degli Dei, dove si è edificato a pelo d’acqua, modificando i Piani strutturali e non tenendo conto del mancato aggiornamento dei Piani catastali rimasti fermi a 40-50 anni prima».
Dalla Baia di Riaci, passando per la selvaggia spiaggia della Scalea, per arrivare al Tonicello e al Tono, la forza del mare ha rosicchiato metri di spiaggia e le tante costruzioni che sono state edificate un tempo a 20-30 metri dalla battigia, ora si ritrovano a pelo d’acqua.
È da questi errori che, secondo Saragò, occorre ripartire. «La costa è molto cementificata, ma ci sono problemi anche di apporto di sedimenti dovuti agli interventi che sono stati fatti sulle fiumare, che limitano il trasporto delle sabbie necessarie al ripascimento delle coste. Come sulla fiumara Ruffa, lungo il cui corso sono state realizzate briglie che impediscono lo scorrimento dei sedimenti. È stato un errore che ha creato un danno per la costa e per le spiagge».
Alcuni corsi d’acqua, come avvenuto a Formicoli o a Santa Maria, sono stati addirittura tombati e oggi scorrono incassati nel cemento sotto strade e villaggi turistici. «Vanno risolti questi problemi - aggiunge Saragò - ma bisogna salvaguardare anche quello che abbiamo di prezioso, come la Posidonia: un mitigatore naturale del moto ondoso che viene maltrattato dalle imbarcazioni da diporto che, con le loro ancore, la strappano dal fondale».
E poi ci sono le opere realizzate a mare, senza una visione d’insieme. «Le conseguenze delle barriere e dei pennelli che sono stati costruiti senza un criterio, sia dalle amministrazioni pubbliche che da privati, per risolvere magari il problema sulla propria struttura - aggiunge il presidente di Legambiente Ricadi -, si sono poi riverberate a poca distanza o anche a chilometri a causa dell’azione delle correnti marine».
Se ne percepisce il senso a Torre Marino, dove le recenti mareggiate hanno sì danneggiato alcuni manufatti ma hanno anche rimpolpato la spiaggia per circa un metro. A Formicoli, l’antico approdo di Ercole, invece, a pochi metri di distanza, si può assistere a due scenari diametralmente opposti. Da una parte, le onde, senza ostacoli, si sono prese il loro spazio e favorito il ripascimento naturale della spiaggia, dall’altra parte della strada s’infrangono invece su una barriera di blocchi di cemento a picco sul mare.
«C’è bisogno di un intervento di insieme che non guardi solo al nostro orticello - insiste Saragò -, la forza del mare non ha confini comunali. Serve un intervento complessivo lungo tutta la costa tirrenica, con una pianificazione ragionata che tenga in considerazione gli errori del passato e tenti, per quanto possibile, di rimuoverli.
Nell’incantevole baia di Santa Maria, il mare arriva ormai dentro le case. Qui il carico antropico della costa ricadese è più evidente che altrove. E ripristinare quel delicato equilibrio tra l’uomo e il mare appare un’impresa titanica.
«Non possiamo avere la pretesa di bloccare il percorso della natura - ammonisce in conclusione Saragò - ma abbiamo il dovere, oggi più che mai, di costruire percorsi sempre più ecocompatibili».