I sindaci vibonesi fanno pressing sulla Regione contro l'eolico: Mancuso apre al ricorso per fermare le pale sul cammino Kalabria Coast to Coast
Circa 200 manifestanti davanti alla Cittadella regionale contro i parchi eolici. Il vicepresidente della Giunta si impegna a promuovere l'appello contro la sentenza favorevole al progetto San Vito. Barillari (Serra): «Calabria Straordinaria non sia solo un brand, ma una rotta precisa. Tutelare il territorio oggi è un imperativo»
Dopo lo stop, almeno per il momento, al mega-impianto fotovoltaico nella Piana degli Scrisi, tra Pizzo e Maierato, il Vibonese torna a mobilitarsi contro i grandi insediamenti per la produzione di energia rinnovabile. Questa volta al centro della protesta ci sono i parchi eolici progettati nelle Serre, con particolare riferimento a quello previsto lungo il cammino Kalabria coast to coast, il percorso escursionistico che collega Soverato a Pizzo attraversando il cuore della montagna calabrese. E dalla manifestazione organizzata questa mattina davanti alla Cittadella regionale di Catanzaro arriva un primo risultato: il vicepresidente della Giunta regionale, Filippo Mancuso, si è impegnato a verificare la possibilità di promuovere il ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar che ha riaperto la strada alla realizzazione dell'impianto.
Un impegno assunto nel corso dell'incontro con una delegazione dei manifestanti, tra i quali numerosi sindaci del Vibonese, soprattutto del comprensorio montano. In prima linea i primi cittadini di Serra San Bruno, Alfredo Barillari, Polia e Monterosso Calabro, ma adesioni sono arrivate anche da Brognaturo, Mongiana e da altri centri delle Serre, accomunati dalla preoccupazione per le conseguenze paesaggistiche e ambientali dei grandi impianti eolici.
Duecento manifestanti e oltre 40 sindaci alla Cittadella
Il presidio, promosso dal Movimento Terra e Libertà Calabria, Italia Nostra Calabria e Coordinamento regionale Controvento, ha richiamato circa 200 manifestanti e raccolto l'adesione di oltre 40 sindaci, insieme a numerose associazioni ambientaliste. Al centro delle rivendicazioni la necessità di una regolamentazione delle aree idonee e non idonee all'installazione di impianti eolici, la salvaguardia del patrimonio naturalistico e il coinvolgimento delle comunità locali nelle scelte energetiche.
La mobilitazione si è concentrata in particolare sul Parco eolico San Vito, previsto nel territorio di San Vito sullo Ionio, in provincia di Catanzaro, lungo l'itinerario del Kalabria coast to coast. Il progetto, nella configurazione più recente, prevede 14 aerogeneratori alti circa 140 metri, per una potenza complessiva di circa 50 megawatt.
L'impianto è al centro di una complessa vicenda amministrativa. La prima autorizzazione risale addirittura al 2009. Nel 2024 la Regione aveva dichiarato la decadenza del titolo autorizzativo, ma la società proponente ha impugnato il provvedimento ottenendo una sentenza favorevole dal Tar di Catanzaro. Nei giorni scorsi era emerso l’orientamento degli uffici della Regione di non proporre appello al Consiglio di Stato. Scelta che ha contribuito ad alimentare la protesta e sulla quale, alla luce dell'incontro con Mancuso, si apre ora la prospettiva di un ripensamento.
Barillari: «Nel 2009 il territorio era diverso, oggi puntiamo sul turismo»
A spiegare le ragioni dell'opposizione è il sindaco di Serra San Bruno, Alfredo Barillari, che rivendica la coerenza della battaglia dei Comuni con la strategia di promozione turistica portata avanti dalla stessa Regione.
«Siamo d'accordo con il messaggio e gli obiettivi del brand Calabria Straordinaria, ma proprio per questo i parchi eolici non sono compatibili con territori che puntano molto sulla bellezza del paesaggio e sulla salvaguardia delle sue caratteristiche ambientali».
Il primo cittadino richiama quindi la vicenda specifica che ha fatto scattare la mobilitazione, sottolineando come il quadro territoriale e le priorità delle amministrazioni siano profondamente cambiati rispetto a quando il progetto venne autorizzato.
«Nel caso di questo parco eolico che ha fatto scattare la protesta dei sindaci, poi, ci troviamo di fronte a un caso emblematico. Un impianto che andrebbe a pregiudicare i percorsi Coast to Coast, la cui autorizzazione risale addirittura al 2009. Da allora tante cose sono cambiate, compresa una diversa sensibilità amministrativa legata alla salvaguardia del territorio e alla valorizzazione delle sue potenzialità turistiche».
Il riferimento è a un modello di sviluppo che negli ultimi anni ha acquisito crescente importanza per i piccoli centri delle Serre: turismo lento, escursionismo, cammini naturalistici, ospitalità diffusa e valorizzazione dei borghi. Attività che gli amministratori temono possano risentire della trasformazione del paesaggio determinata dalla presenza delle grandi pale eoliche.
Dagli Scrisi alle Serre, la questione delle aree idonee
La protesta di oggi si inserisce in un confronto più ampio che proprio nel Vibonese ha registrato, nelle scorse settimane, un passaggio significativo con l'archiviazione del mega progetto fotovoltaico Pizzo-Vinci. L'intervento prevedeva oltre 61mila pannelli distribuiti su 73 ettari nella Piana degli Scrisi, area agricola conosciuta anche per la coltivazione del pregiato grano Rosìa.
Come documentato dal Vibonese, il Dipartimento Sostenibilità ambientale della Regione ha interrotto il procedimento autorizzativo rilevando 11 criticità irrisolte nella documentazione presentata dalla società proponente. Uno stop che non esclude una futura ripresentazione del progetto, ma che ha rappresentato un risultato importante per agricoltori, cittadini e associazioni impegnati nella mobilitazione.
Il filo conduttore delle due vicende è la richiesta di una pianificazione che tenga conto delle vocazioni dei territori, evitando che gli obiettivi della transizione energetica entrino in conflitto con la tutela delle produzioni agricole e del patrimonio paesaggistico.
«Non siamo contro le rinnovabili, ma contro le imposizioni»
Al presidio hanno partecipato anche i consiglieri regionali Ferdinando Laghi ed Ernesto Alecci. «Il territorio non può essere aggredito con la scusa delle energie rinnovabili», ha dichiarato Laghi, sostenendo che «la Calabria produce il triplo dell'energia di cui ha necessità e il nostro tesoro è il territorio».
Alecci ha posto invece l'accento sul metodo con cui vengono assunte le decisioni: «Non siamo contro le rinnovabili, ma contro installazioni decise senza coinvolgere cittadini e sindaci».
Per Oreste Montebello, portavoce del Coordinamento Controvento, occorre «ridurre il consumo di suolo, utilizzare edifici e aree dismesse e incentivare le comunità energetiche», evitando la compromissione di zone di particolare pregio naturalistico.
La novità politica della giornata resta però l'interlocuzione con la Giunta regionale. L'impegno assunto da Mancuso a promuovere l'appello al Consiglio di Stato rappresenta una prima risposta alle richieste dei sindaci, anche se l'eventuale presentazione del ricorso dovrà tradursi in atti formali.