Sezioni
09/08/2026 ore 06.15
Ambiente

Fotovoltaico sulla Piana degli Scrisi, Paolillo (Wwf): «Le rassicurazioni dell’azienda non convincono, ecco perché»

Lo storico esponente del Wwf analizza la comunicazione inviata dalla Friel-Spa a Regione e Comuni interessati dal progetto: «L’ombreggiamento dei pannelli altererebbe le qualità organolettiche del grano Rosìa». Evidenziate le criticità idrogeologiche e le interferenze con l’avifauna

di S. M.

La comunicazione che la Friel-Spa ha inoltrato alla Regione Calabria e ai Comuni interessati dal mega-progetto “agrivoltaico” Pizzo-Vinci, resa nota in esclusiva da Il Vibonese nei giorni scorsi, ha suscitato un certo interesse anche tra le associazioni e i movimenti che fin dal principio hanno espresso la loro contrarietà alla realizzazione dell’impianto industriale di produzione di energia solare tra i campi della Piana degli Scrisi: un impianto dell’estensione di ben 73 ettari, in grado di generare 79 milioni di KWh l’anno.

A tornare sulle rassicurazioni offerte dalla società proponente è Pino Paolillo, storico esponente del Wwf e volto dell’Oasi naturalistica del Lago Angitola, che ha fornito al nostro giornale alcune controdeduzioni rispetto a quanto dichiarato dalla Friel-Spa.

Fotovoltaico agli Scrisi, la Friel-Spa scrive a Comuni e Regione: «Tuteleremo le colture». La replica della Cittadella: «Precisazione irrilevante»

«La società - scrive Paolillo - assicura la compatibilità tra la produzione di energia elettrica da solare e le tipiche produzioni agricole dell’area interessata (in particolare il grano). E lo fa ricordando che tale compatibilità verrebbe garantita, come negli impianti di questo tipo, sia dall’altezza dei pannelli (posti a pochi metri dal suolo), che dal distanziamento dei pali. In tal modo, secondo il proponente, si assicurerebbe il normale svolgimento delle attività legate alla produzione del grano, come la movimentazione dei mezzi per la coltivazione e la raccolta».

Nel nostro caso però, sottolinea Paolillo (in foto), «non si possono sottovalutare le caratteristiche specifiche della varietà di grano, la “Rosìa”, che viene coltivata sugli Scrisi da generazioni di agricoltori; un grano cioè a culmo più lungo e con delle proprietà particolari rispetto alle normali varietà, tanto da aver ricevuto recentemente dei riconoscimenti ufficiali sia a livello regionale che ministeriale. L’inevitabile effetto di ombreggiamento provocato dai pannelli, potrebbe avere come conseguenza il cosiddetto “eziolamento”, cioè un ulteriore allungamento del fusto della pianta alla ricerca della luce, data la spiccata eliofilia del grano, e il possibile fenomeno, così come definito dagli agronomi, dell’allettamento: il grano si piega verso terra rendendo di fatto impossibile la raccolta. Né si può escludere a priori che lo stesso ombreggiamento possa alterare le proprietà organolettiche della speciale varietà della graminacea».

Non solo il grano Rosìa, c’è un altro tesoro minacciato dal mega impianto fotovoltaico: il Casino degli Scrisi “bene d’interesse culturale”

Paolillo poi aggiunge un ulteriore elemento. «La Legge sulle Aree Idonee, la n. 4 del 15 gennaio 2026, nel caso degli impianti agrivoltaici, impone, mediante un’asseverazione tecnica iniziale, l’obbligo di mantenere almeno l’80 per cento della Produzione Lorda Vendibile (PLV) rispetto alla produzione media storica del terreno. In altre parole, l’impianto non dovrebbe provocare una contrazione della produzione superiore al 20 per cento rispetto alla situazione pregressa. La stessa legge prevede un controllo nei successivi 5 anni. Nel caso in cui, al termine dei controlli, dovesse risultare che la soglia dell’80 per cento non è stata rispettata, la sanzione amministrativa prevista varia da 1.000 a 100.000 euro (“quisquilie e pinzillacchere” direbbe Totò). Il dubbio che si possa garantire a priori quella produzione minima, considerando il rischio reale dell’allettamento delle spighe a causa dell’ombreggiamento sotto oltre 61.000 pannelli già evidenziato, appare pertanto più che fondato. Né, a quel punto, si può pensare ad uno smantellamento del mega impianto come se si trattasse di un tetto condominiale, quando ormai il danno è stato fatto. Secondo uno studio pubblicato circa un anno fa dal Laboratorio nazionale per le energie rinnovabili (Nrel) del governo statunitense l’ombra dei pannelli fotovoltaici farebbe bene alle coltivazioni di pomodori, mentre danneggia il grano, le patate, la lattuga e i cetrioli».

Corno di Amaltea, l’ipotesi dello storico Montesanti: «Potrebbe trovarsi nella Piana degli Scrisi»

Un altro aspetto da non sottovalutare, per Paolillo, «riguarda il contesto idrogeologico in cui andrebbe a inserirsi il gigantesco progetto. Si tratta di una zona immediatamente a ridosso del costone che domina l’abitato di Pizzo che, com’è noto, si sviluppa ormai sulla via Nazionale. La copertura, e conseguente impermeabilizzazione di una superficie così ampia, potrebbe alterare il normale assorbimento delle acque meteoriche da parte del terreno in caso di forti eventi piovosi, tristemente noti nel vibonese, con probabili effetti di forte ruscellamento a valle».

Paolillo non manca, infine, da naturalista, di mettere in evidenza gli aspetti legati ai «flussi di uccelli migratori primaverili, in particolare di rapaci provenienti dall’Africa (Pecchiaioli, Falchi di palude, Albanelle ecc.) e dalla nidificazione di uccelli legati agli ambienti agrari come nel caso di quaglie, allodole, pispole, saltimpali, strillozzi, fringillidi come cardellini, verzellini, fanelli ecc., nonché zone di caccia per rondoni, rondini e balestrucci. Per non parlare dei rapaci diurni stanziali come Gheppi e Poiane e notturni come Barbagianni e Civette. Tali presenze richiedono uno studio annuale al fine di valutare l’impatto che un impianto del genere potrebbe esercitare sull’avifauna, componente essenziale dell’ecosistema. Stesso discorso per quanto riguarda le ripercussioni sull’entomofauna e sull’erpetofauna della Piana».

I contadini di Maierato non sono soli, sala stracolma per l’assemblea contro il mega-impianto fotovoltaico sulla Piana degli Scrisi

In conclusione: «per questi motivi, oltre quelli legati agli aspetti più propriamente paesaggistici, storici e ambientali in senso lato (vicinanza alla zona umida del Lago Angitola e al sito di Rocca Angitola), pur ribadendo l’adesione convinta alla transizione ecologica basata sulle rinnovabili e il progressivo abbandono delle fonti fossili, la scelta della Piana degli Scrisi appare a dir poco inopportuna e contraria agli interessi del territorio».