Eolico sul Cammino Kalabria coast to coast, sindaci e operatori turistici in pressing su Occhiuto: «Sarebbe la fine di un modello virtuoso»
La Regione aveva già decretato lo stop al progetto “Parco eolico San Vito sullo Ionio” ma il proponente ha vinto il ricorso al Tar. Ora, in due diverse lettere, si chiede al presidente di essere coerente con la sua idea di «Calabria straordinaria». Domenica 2 agosto la marcia tra i boschi
Due distinte missive, entrambe indirizzate al presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto e ambedue aventi per oggetto il progetto “Parco eolico San Vito sullo Ionio”. La prima l’hanno inviata i sindaci dei comuni del Catanzarese e del Vibonese della dorsale delle Serre, direttamente interessati dal progetto o dalle opere connesse; la seconda porta la firma degli operatori turistici le cui attività traggono linfa vita dal Cammino Kalabria Coast to coast, meta di migliaia di escursionisti l’anno e sul quale il progetto incombe.
Si tratta di 14 torri alte 140 metri, contro le quali, il prossimo 2 agosto, associazioni, amministratori e cittadini si ritroveranno a manifestare tra il lago Acero e Passo Napoli, proprio lungo il tracciato del Cammino Kalabria coast to coast e su iniziativa del coordinamento Controvento Calabria, Terra e libertà e Kalabria Trekking. Una marcia tra i boschi con momenti di riflessione e sensibilizzazione, per provare a stoppare un progetto industriale che altererebbe irrimediabilmente equilibri ambientali ma anche economici e sociali, come viene ampiamente sottolineato nei due interventi.
La lettera dei sindaci
«Egregio presidente, scriviamo la presente per sollecitare la Regione a dare continuità ad un’azione di difesa del territorio che consideriamo indispensabile per difendere la “Calabria straordinaria” per la quale tutti lavoriamo con passione e dedizione. La questione riguarda il progetto di impianto eolico da realizzarsi fra i boschi e le faggete della montagna di San Vito sullo Ionio (CZ), a due passi dal Lago Acero e a ridosso del Parco Regionale delle Serre, presentato addirittura oltre 20 anni fa, nel 2006. Da allora, si sono susseguiti provvedimenti e ricorsi e persino un’inchiesta della magistratura. Fra le associazioni che si sono opposte a questo impianto, nel corso degli anni, oltre al Movimento Terra e Libertà Calabria, ci sono state, fra le altre, WWF, CAI, LIPU e Italia Nostra».
Questo l’incipit della missiva dei primi cittadini, cui segue un’ulteriore considerazione che va a introdurre proprio l’argomento dei processi virtuosi venutisi a creare negli ultimi anni. «Nel frattempo, in questa area, l’economia locale ha trovato giovamento grazie al Cammino di trekking “Kalabria coast to coast”, che fa vivere e lavorare decine di famiglie con la bellezza, la storia e la spiritualità sedimentate nei paesaggi della montagna e della collina. Proprio nel mezzo di questo cammino, capace di richiamare ogni anno migliaia di visitatori, è prevista la realizzazione dell'impianto eolico in questione. Che segnerebbe la fine di questo splendido esempio di sviluppo economico legato al turismo lento e più che mai sostenibile, fatto di agriturismi, piccoli albergatori, agricoltori e quant'altro».
L’iter burocratico e il ricorso
Viene quindi ripercorso l’iter burocratico che ha riportato in auge un progetto già respinto dalla stessa Regione. «Con decreto n. 13920 del 3/10/2024 - si ricorda -, il dirigente generale del Dipartimento Sviluppo economico ed attrattori culturali della Regione aveva decretato la decadenza dell’Autorizzazione Unica inerente il progetto. Ciò per una serie di motivazioni che paiono ragionevoli, sensate, fondatissime. Purtroppo e, si direbbe, inspiegabilmente, il Tar di Catanzaro ha in seguito dato ragione alla “Parco eolico San Vito srl” che aveva impugnato il citato provvedimento. Auspichiamo che ora la Regione si appelli contro questa sentenza non solo per difendere un proprio giusto e motivato decreto, ma anche per le conseguenze ambientali, economiche e sociali che questa mancata iniziativa avrebbe sul territorio interessato».
Gli operatori turistici del Kalabria coast to coast
Ancor più diretta la missiva inviata a Occhiuto dagli operatori turistici del Kalabria Coast to coast. «Abbiamo scelto di scommettere sulla nostra terra quando in pochi ci credevano. Le scriviamo perché quello che rischiamo di perdere non è un progetto, un finanziamento, una stagione, ma è l'integrità territoriale ed ambientale quale condizione essenziale della nostra stessa esistenza. Da anni la Regione racconta la Calabria come una destinazione da scoprire lentamente, con le sue meraviglie paesaggistiche distribuite tra il mare e la montagna, i suoi borghi ed il calore della gente che vi abita. È una narrazione che condividiamo, perché noi vi partecipiamo in maniera autentica, giorno dopo giorno, col nostro impegno e i nostri risparmi, aprendo porte ed offrendo servizi. Abbiamo creduto, e continuiamo a credere, nell'invito che la stessa Regione rivolge ai giovani calabresi: restate o tornate, investite nella vostra terra. Molti di noi lo hanno fatto davvero e abbiamo trasformato quell'invito in impresa, in lavoro, in futuro per le nostre famiglie e in speranza per le comunità».
Il paradosso del green
Proseguono gli operatori. «Oggi ci troviamo davanti a un paradosso che non possiamo più tacere. Mentre da un lato si promuove la Calabria autentica e genuina, dall'altro si permette, come nel caso dell'impianto eolico di San Vito sullo Ionio, la cancellazione proprio di ciò che rende quella narrazione possibile. Stiamo parlando dell'ipocrisia di chiamare “green” un intervento che devasta un crinale di faggete secolari, a ridosso di un Parco Regionale, nel bel mezzo di un cammino che vive letteralmente di quella montagna intatta. Un paradosso reso ancora più evidente dai pareri negativi con cui la stessa Regione ha già bloccato progetti simili proprio all'interno dell'area delle Serre. Qualora si realizzasse il cosiddetto "Parco Eolico di San Vito" non saremmo di fronte ad un caso di transizione ecologica, ma davanti alla sostituzione di un ecosistema economico lento, diffuso e già funzionante, con un'operazione industriale che porterà profitto altrove e lascerà ad operatori ed abitanti il solo paesaggio ferito».
Tra abbandono e speculazione economica
Questo il punto «che più fa male: qui, dove le istituzioni non hanno investito, i cittadini lo hanno fatto. Con fatica e con mezzi propri, spesso in totale assenza di sostegno pubblico, abbiamo contribuito a costruire una filiera turistica reale fatta di piccoli alberghi, b&b, agriturismi, punti sosta e ristoro, guide, produttori; qualcosa che porta ogni anno migliaia di visitatori a camminare, dormire, mangiare, spendere in questi territori. È un modello di sviluppo che non consuma la terra, ma la abita e la valorizza e, proprio ora che comincia a dare frutti, vediamo prevalere ancora una volta la logica opposta: quella della grande operazione speculativa, calata dall'alto, che avvantaggia soggetti spesso estranei al territorio e lascia, a chi qui vive e lavora, solo precarietà e un paesaggio smembrato».
Appello alla coerenza
«Le chiediamo, presidente, di scegliere da che parte stare, con coerenza e senza ambiguità. Se la Calabria che la Regione promuove nei suoi materiali istituzionali, nelle fiere del turismo, nelle campagne per il rientro dei giovani è la stessa Calabria che vogliamo continuare a costruire, allora questa coerenza deve tradursi in atti concreti: appellarsi alla sentenza del Tar di Catanzaro che ha annullato la decadenza dell'Autorizzazione Unica, e difendere fino in fondo il decreto n. 13920 del 3 ottobre 2024, che aveva correttamente bloccato il progetto. Non chiediamo un favore – conclude la lettera degli operatori turistici -. Chiediamo che le parole pronunciate per attrarre viaggiatori, investimenti e giovani nella nostra terra non vengano smentite dai fatti proprio nel luogo dove quelle parole si sono già fatte impresa, lavoro, futuro».