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23/04/2026 ore 16.31
Ambiente

Araucaria storica di Pizzo “decapitata”, Italia Nostra: «Perché l’ordine di non toccare l’albero non è giunto prima?»

Dopo il Consiglio comunale aperto il sodalizio analizza quanto avvenuto nelle fasi precedenti al danneggiamento della pianta: «Vanno spiegati i ritardi rispetto all’orario di segnalazione»

di Redazione

L’araucaria storica di Pizzo, ormai mutilata dopo l’abbattimento avviato il 30 marzo scorso, al centro di un nuovo intervento da parte di Italia nostra, sezione Vibo Valentia. In particolare, il sodalizio guidato dal presidente Alessandro Caruso Frezza ha rilasciato alcune considerazioni dopo il consiglio comunale aperto dello scorso 20 aprile. Ne riportiamo il contenuto integrale.

«Com’è noto, il 20 aprile scorso, si è svolto a Pizzo il consiglio comunale aperto, già preannunciato dal sindaco Sergio Pititto nel corso della manifestazione pubblica del 4 aprile indetta da Italia Nostra, sezione di Vibo Valentia. Come hanno già riportato numerosi organi di stampa, è stato un consiglio comunale molto partecipato dai cittadini, con una partecipazione sentita ed una presenza numerosa che non si vedevano da anni.

Il sindaco e l’Ufficio legale del Comune medesimo, nella persona dell’avv. De Benetti, hanno informato su molti particolari della vicenda dell’araucaria. Sotto questo aspetto Italia Nostra può dirsi molto soddisfatta.

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A fronte di un bene distrutto come bene paesaggistico e monumentale, danneggiato come bene ambientale e compromesso come bene di tutela della biodiversità, lo scorso 30 marzo, la chiarezza procedimentale e la fermezza della reazione istituzionale sono fondamentali ed essenziali. Italia Nostra ha pure ringraziato pubblicamente i rappresentanti dei Carabinieri del Corpo Forestale, pure presenti, ciò per quanto si era appreso, solo qualche giorno prima, circa il taglio degli eucalipti di Vibo Marina, taglio non assentito con preventiva autorizzazione paesaggistica, che in ogni caso non ci sarebbe stata, qualora fosse stata richiesta.

Tornando, però, all’araucaria ed al consiglio comunale aperto, fra le notizie apprese in quella sede, oltre a quella del trasferimento di tutto il relativo carteggio e della relativa documentazione alla Procura della Repubblica di Vibo Valentia da parte dello stesso sindaco Sergio Pititto, ve ne sono state alcune che sono risultate, almeno per Italia Nostra, inedite o non conosciute fino appunto a quel consiglio comunale aperto. Una notizia si è avuta dall’Ufficio legale del Comune di Pizzo, l’altra, pure pubblicamente, da un cittadino in sala, che pure è intervenuto, l’altra dallo stesso avv. Marco Talarico, intervenuto a tutela delle ragioni di chi ha operato sull’araucaria.

L’ufficio legale ha informato che aveva predisposto, il 18 marzo scorso, un’apposita missiva, significante o ordinante che il taglio dell’araucaria non si potesse fare, ma che tale missiva, che avrebbe dovuto arrivare, verosimilmente a mezzo del funzionario preposto, direttamente all’avv. Talarico, non era partita, né via pec né in altro modo. La predetta missiva era stata predisposta esattamente dopo che i Carabinieri del Corpo Forestale dello Stato avevano effettuato, il 16 marzo scorso, sopralluogo ricognitivo della sussistenza delle caratteristiche della monumentalità dell’araucaria, alla presenza dell’avv. Talarico e del signor Ciconte, e dopo che il medesimo predetto avvocato aveva significato, il 17 marzo successivo, al Comune di Pizzo che l’araucaria sarebbe stata tagliata».

Il cittadino, che ha preso la parola, ha informato che se la Polizia municipale di Pizzo, com’è solita stazionare dinanzi ad attività recettive locali al fine di effettuare controlli, avesse effettuato pari presidio a tutela dell’araucaria, non sarebbe successo quello che è invece accaduto.

L’avv. Talarico ha informato che è un avvocato molto importante e preparato, come non si ha modo di dubitare, avendo sulle sue spalle una esperienza professionale di ben 40 anni. A fronte di queste informazioni tre domande nascono spontanee.

La prima: perché non è partito il 18 marzo o in uno dei giorni successivi, fino al fatidico 30 marzo, quell’ordine di non tagliare l’araucaria, visto che tale intenzione era stata espressa in maniera così esplicita il 17 marzo? La seconda: perché la Polizia municipale non presidiò l’araucaria, da giorno 17 marzo? La terza, forse correlativa alla seconda: perché a taglio iniziato, quel 30 marzo, esso si bloccò definitivamente poco prima le ore 9:50, sebbene la prima segnalazione fosse giunta già poco prima delle ore 7.30 circa, quando l’albero non era stato ancora così gravemente danneggiato come lo risultò più di due ore dopo?

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Come risposta a ciascuna di queste tre domande se ne ipotizza pure una triplice, pur in forma interrogativa: perché nessuno credette che si sarebbe tagliato per davvero quell’albero, così come nessuno credette quello che poi accadde in “Cronaca di una morte annunciata” di Gabriel Garcìa Marchez? Perché si ebbe timore reverenziale? Perché si ebbe solo ed esclusivamente timore? Ci si augura che la risposta esatta sia solo la prima, perché ciò significherebbe che davvero nessuno voleva tagliare quell’albero, perché tutti, compresi gli autori stessi, volevano che venissero fermati per tempo, così appunto come nel libro citato».